Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/332

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1930: (miscellanea) 325 uno strato famelico di aspiranti a piccoli impieghi munici¬ pali, di scrivani, di commissionari, ecc. ecc. Questo strato è un elemento perturbatore nella vita delle campagne, sempre avido di cambiamenti (elezioni ecc. ) e dà il « sovversivo » lo¬ cale e poiché è abbastanza diffuso, ha una certa importanza: esso si allea specialmente alla borghesia rurale contro i con¬ tadini, organizzando ai suoi servizi anche i « giornalieri mor¬ ti di fame». In ogni regione esistono questi strati, che han¬ no propaggini anche nelle città, dove confluiscono con la malavita professionale e con la malavita fluttuante. Molti piccoli impiegati delle città derivano socialmente da questi strati e ne conservano la psicologia arrogante del nobile de¬ caduto, del proprietario che è costretto a penare col lavoro. Il «sovversivismo» di questi strati ha due facce: verso si¬ nistra e verso destra, ma il volto sinistro è un mezzo di ri¬ catto: essi vanno sempre a destra nei momenti decisivi e il loro « coraggio » disperato preferisce sempre avere i carabi¬ nieri come alleati. Un altro elemento da esaminare è il cosi detto « interna¬ zionalismo» del popolo italiano. Esso è correlativo al con¬ cetto di «sovversivismo». Si tratta in realtà di un vago «cosmopolitismo» legato a elementi storici ben precisabili: al cosmopolitismo e universalismo medioevale e cattolico, che aveva la sua | sede in Italia e che si è conservato per l’as- 26 bis senza di una «storia politica e nazionale» italiana. Scarso spirito nazionale e statale in senso moderno. Altrove ho no¬ tato 1 che è però esistito ed esiste un particolare sciovinismo italiano, più diffuso di quanto non pare. Le due osservazioni non sono contradditorie: in Italia l’unità politica, territo¬ riale, nazionale ha una scarsa tradizione (o forse nessuna tradizione), perché prima del 1870 l’Italia non è mai stata un corpo unito e anche il nome Italia, che al tempo dei Ro¬ mani indicava l’Italia meridionale e centrale fino alla Magra e al Rubicone, nel Medioevo perdette terreno di fronte al nome Longobardia (vedere lo studio di C. Cipolla sul nome «Italia» pubblicato negli Atti dell’Accademia di Torino)1. L’Italia ebbe [e conservò] però una tradizione culturale che non risale all’antichità classica, ma al periodo dal Trecento