Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/336

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1930: (miscellanea) 329 le pubblicazioni a dispense; è questo un vero caso di terato¬ logia intellettuale, di cui si hanno altri esempi: gli ammira¬ tori del folklore appunto, che ne sostengono la conservazio¬ ne, gli «stregonisti» legati al Maeterlinck che ritengono si debba riprendere il filo dell’alchimia e della stregoneria, strappato dalla violenza, per rimettere la scienza su un bi¬ nario più fecondo di scoperte ecc. Tuttavia il De Man ha un merito incidentale: dimostra la necessità di studiare ed elaborare gli elementi della psicologia popolare, storicamen¬ te e non sociologicamente, attivamente (cioè per trasfor¬ marli, educandoli, in una mentalità moderna) e non descrit¬ tivamente come egli fa; ma questa necessità era per lo meno implicita (forse anche esplicitamente dichiarata) nella dot¬ trina di Ilic, cosa che il De Man ignora completamente \ Che in ogni movimento « spontaneo » ci sia un elemento primitivo di direzione consapevole, di disciplina, è dimo¬ strato indirettamente dal fatto che esistono delle | correnti 28 bis e dei gruppi che sostengono la spontaneità come metodo. A questo proposito occorre fare una distinzione tra elemen¬ ti puramente «ideologici», ed elementi d’azione pratica, tra studiosi che sostengono la spontaneità come « metodo » im¬ manente [ed obbiettivo] del divenire storico e politicanti che la sostengono come metodo «politico». Nei primi si tratta di una concezione errata, nei secondi si tratta di una contraddizione [immediata e meschina] che lascia vedere l’origine pratica evidente, cioè la volontà [immediata] di so¬ stituire una determinata direzione a un’altra. Anche negli studiosi l’errore ha un’origine pratica, ma non immediata come nei secondi. L’apoliticismo dei sindacalisti francesi dell’anteguerra conteneva ambedue questi elementi: era un errore teorico e una contraddizione (c’era l’elemento « sore- liano» e l’elemento della concorrenza tra la tendenza poli¬ tica anarchico-sindacalista e la corrente socialistica). Essa era ancora la conseguenza dei terribili fatti parigini del 71: la continuazione, con metodi nuovi e con una brillante teo¬ ria, della passività trentennale (1870-1900) degli operai francesi. La lotta puramente «economica» non era fatta per dispiacere alla classe dominante, tutt’altro. Cosi dicasi del movimento catalano, che se «dispiaceva» alla classe domi-