Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/366

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1930: (miscellanea) 359 za trovano risonanza nella psicologia popolare: cosa dovrebbe essere poi il cosi detto teatro di idee se non questo, la rappresentazione di passioni legate ai costumi moderni con soluzioni che rappresentano lo sviluppo storico ecc. solo che queste passioni e queste soluzioni devo¬ no essere rappresentate e non essere una tesi, un discorso di propa¬ ganda, 1 cioè l’autore deve vivere nel mondo reale moderno e non as- 46 bis sorbire sentimenti libreschi5. Cfr Quaderno 21 (xvn), pp. 22-25. « § (79 ). La quistione della lingua. Ettore Veo, in un ar¬ ticolo della «Nuova Antologia», del 16 giugno 1928, Roma nei suoi fogli dialettali, nota come il romanesco rimanesse a lungo costretto nell’ambito del volgo, schiacciato dal lati¬ no. «Ma già in movimenti rivoluzionari il volgo, come suc¬ cede, cerca di passare - o lo si fa passare - in primo pia¬ no» \ Il Sacco di Roma trova scrittori in dialetto, ma spe¬ cialmente la Rivoluzione francese. (Di qui comincia di fatto la fortuna «scritta» del romanesco e la fioritura dialettale che culmina nel periodo liberale di Pio IX fino alla caduta della Repubblica Romana). Nel 47;49 il dialetto è arma dei liberali, dopo il 70 dei clericali. § ( 80 ). Il particolare chauvinisme italiano trova una sua manifestazione nella letteratura che rivendica le invenzioni, le scoperte scientifiche. Parlo dello «spirito» con cui queste rivendicazioni sono fatte, non del fenomeno in sé: non si tratta, insomma, di contributi... alla storia della tecnica e della scienza, ma di «pezzi» giornalistici di colore sciovini¬ stico. Penso che molte rivendicazioni sono... oziose, nel sen¬ so che non basta aver avuto uno spunto, ma occorre saper¬ ne trarre tutte le conseguenze e applicazioni pratiche. Altri¬ menti si arriverebbe alla conclusione che non è stato mai in¬ ventato nulla, perché... i cinesi conoscevano già tutto. Per molte rivendicazioni questi specialisti (come il Savorgnan di Brazzà)1 di glorie nazionali non s’accorgono di far fare all’Italia la funzione della Cina. A questo spunto si può riunire tutta la letteratura sulla patria di Cristoforo Colombo. A me pare che si tratti di una etteratura completamente inutile e oziosa. La quistione do-