Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/369

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


362 QUADERNO 3 (xx) quindi una dipendenza e un collegamento stretto tra popo¬ lo-nazione e intellettuali. Niente di simile in Italia, in cui nel passato occorre ricer¬ care col lanternino il sentimento nazionale, facendo distin¬ zioni, interpretando, tacendo ecc., in cui se si esalta Ferrucci occorre spiegare Maramaldo, se si esalta Firenze occorre giustificare Clemente VII e il papato, se si esalta Milano e la Lega occorre spiegare Como e le città favorevoli al Barba¬ rossa, se si esalta Venezia occorre spiegare Giulio II ecc. Il preconcetto che l’Italia sia sempre stata una nazione com¬ plica tutta la storia e domanda acrobazie intellettuali anti¬ storiche. Perciò nella storia del secolo xix non ci poteva es¬ sere unità nazionale, mancando l’elemento permanente, il popolo-nazione. La tendenza dinastica da una parte doveva prevalere dato l’apporto che le dava l’apparato statale e le tendenze politiche più opposte non potevano avere un mi¬ nimo comune di obbiettività: la storia era propaganda po¬ litica, tendeva a creare l’unità nazionale, cioè la nazione, bis dall’esterno | contro la tradizione, basandosi sulla letteratu¬ ra, era un voler essere, non un dover essere perché esistono già le condizioni di fatto. Per questa loro stessa posizione, gli intellettuali dovevano distinguersi dal popolo, metterse¬ ne fuori, creare tra di loro o rafforzare lo spirito di casta, e nel loro fondo diffidare del popolo, sentirlo estraneo, averne paura, perché in realtà (era) qualcosa di sconosciuto, una misteriosa idra dalle innumerevoli teste. Mi pareva che attualmente ci fosse qualche condizione per superare questo stato di cose, ma essa non è stata sfrut¬ tata a dovere e la retorica ha ripreso il sopravvento (l’atteg¬ giamento incerto nell’interpretare Caporetto offre un esem¬ pio di questo attuale stato di cose, così la polemica sul Ri¬ sorgimento e ultimamente sul Concordato). Non bisogna negare che molti passi in avanti sono stati compiuti in tutti i sensi, però: sarebbe un cadere in una retorica opposta. An¬ zi, specialmente prima della guerra, molti movimenti intel¬ lettuali erano rivolti a svecchiare e sretorizzare la cultura e ad avvicinarla al popolo, cioè a nazionalizzarla. (Nazione- popolo e nazione-retorica si potrebbero dire le due ten¬ denze).