Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/376

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1930: (miscellanea) 369 detto anche jus canonicum o ius ecclesiasticum e il ius ro- manum furono insegnati in scuole diverse e in scuole di di¬ versa importanza numerica, di diffusione, di attività. Spe¬ ciali scuole romanistiche, sia che continuassero le antiche scuole sia che fossero sorte allora, in Occidente, si incontra¬ no solo in Italia; se anche fuori d’Italia vi furono le Scholae liberalium artium e se in esse (così come nelle corrispon¬ denti italiane) si impartirono nozioni elementari di diritto laico, specialmente romano, l’attività spiegata fu povera co¬ sa come è attestato dalla scarsa, frammentaria, intermitten¬ te e di solito maldestra produzione da esse uscita e giunta sino a noi. Invece le scuole ecclesiastiche, dedicate allo stu¬ dio e all’insegnamento dei dogmi della fede e insieme del diritto canonico, furono una vera moltitudine, né solo in Italia, ma in tutti i paesi diventati cristiani e cattolici. Ogni monastero e ogni chiesa cattedrale di qualche importanza ebbe la propria scuola: testimonianza di questa attività la ricchezza di collezioni canoniche senza interruzione dal vi all’xi secolo, in Italia, in Africa, Spagna, Francia, Germa¬ nia, Inghilterra, Irlanda. La spiegazione di questo rigoglio del diritto canonico in confronto di quello romano è legata al fatto che | mentre il diritto romano, in quanto continuava 52 bis a ricevere applicazione in Occidente e in Italia, era degra¬ dato a diritto personale, ciò non avveniva per il canonico. Per il diritto romano, l’essere diventato diritto personale volle dire essere messo in una posizione inferiore a quella spettante alle leggi popolari o Volksrechte, vigenti nel ter¬ ritorio dell’Impero d’Occidente, la cui conservazione e mo¬ dificazione spettavano non già al potere sovrano, regio o im¬ periale, o per lo meno non ad esso solo, ma anche e princi¬ palmente alle assemblee dei popoli ai quali appartenevano. Invece i sudditi romani dei regni germanici, e poi dell’Im¬ pero, non furono considerati come un’unità a sé, ma come singoli individui, e quindi non ebbero una particolare as¬ semblea, autorizzata a manifestare la sua volontà collettiva circa la conservazione e modificazione del proprio diritto nazionale. Sicché fu ridotto il diritto romano a un puro di¬ ritto consuetudinario. Nell’Italia longobarda principi e istituti romani furono 1