Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/435

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


428 QUADERNO 4 (xill) parte di un comitato promotore di un pellegrinaggio alla tomba di Vittorio Emanuele a Roma. «Il pellegrinaggio però non andava ai versi a molti scalmanati rivoluzionari, che si erano immaginati che io la pensassi come loro e quindi sconfessassi la mia fede politico-sociale colla suddetta adesione. E cosi si espressero privatamente e pubblica¬ mente colle più fiere invettive al mio indirizzo»3. Le lettere dell’Ar- digò sono altisonanti ed enfatiche. In quella del 29 novembre 1883 si legge: «Ieri, perché tornava loro conto di farmi passare per uno dei loro, che non sono mai stato (e lo sanno o devono saperlo), mi proclamarono, con lodi che mi facevano schifo, il loro maestro; e ciò senza intendermi o intendendomi a rovescio. Oggi, perché non mi tro¬ vano pronto a prostituirmi alle loro mire parricide, vogliono pigliar¬ mi per un orecchio perché ascolti e impari la lezione che (molto inge¬ nuamente) si arrogano di recitarmi. Oh! quanto ho ragione di dire con Orazio: Odi profanum vulgus et arceo! »4. In una successiva let¬ tera del 4 dicembre 1883 al « Bacchiglione », giornale democratico di Padova, scrive: «Come sapete fui amico di Alberto Mario; ne venero la memoria e caldeggio con tutta l’anima quelle idee e quei sentimenti che ebbi comuni con lui. E conseguentemente avverso senza esitazio¬ ne le basse fazioni anarchiche antisociali... Tale mia avversione l’ho sempre espressa recisissimamente. Alcuni anni fa in un’adunanza del¬ la Società della Eguaglianza sociale di Mantova ho parlato cosi: La sintesi delle vostre tendenze è l’odio, la sintesi delle mie è l'amore; perciò io non sono con voi... Ma si continuava a voler far credere alla mia solidarietà col socialismo antisociale di Mantova. Sicché sentii il dovere di protestare, ecc.»s. La lettera fu ristampata nella «Gazzetta di Mantova» (diretta dal Luzio) (del 10 dicembre 1883) | con altra coda violentissima6 perché gli avversari gli avevano ricordato il cano¬ nicato ecc. L’Ardigò era un tiepido democratico e nel luglio 1884 scriveva al Luzio che «nulla mi impedirebbe di assentire» alla proposta fattagli di entrare nella lista moderata per le elezioni comunali di Mantova. Scrive anche di credere il Luzio « più radicale di molti sedicenti demo¬ cratici... Molti si chiamano democratici e non sono che arruffoni scioc¬ chi...»7. Nel giugno-agosto 1883 si serviva però del giornale sociali¬ sta di Imola «Il Moto» per rispondere a una serie di articoli anonimi della liberale «Gazzetta dell’Emilia» di Bologna in cui si sosteneva che l’Ardigò era un liberale di fresca data e lo si sfotteva abbastanza brillantemente se pure con molta malafede polemica. «Il Moto» na¬ turalmente difende l’Ardigò a spada tratta e Io esalta, senza che l’Ar- digò cerchi di distinguersi8. Tra i pensieri, abbastanza triti e banali, spicca quello sul Materia¬ lismo storico (p. 271) che senz’altro è da mettere nella serie delle «lo- riate ». Lo riproduco: « Colla Concezione materialistica della Storia si vuole spiegare una formazione naturale (!), che ne (sic) dipende solo in parte e solo indirettamente, trascurando altri essenziali coefficienti. E mi spiego. L’animale non vive, se non ha il suo nutrimento. E può procurar¬ selo, perché in lui nasce il sentimento della fame, che lo porta a cer- I93O-I932: APPUNTI DI FILOSOFIA I