Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/462

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materialismo storico, il punto di partenza deve essere l’affermazione di Marx * (nell’introduzione alla Critica dell’economia politica, brano famoso sul materialismo storico) che « gli uomini diventano consape¬ voli (di questo conflitto) nel terreno ideologico» delle forme giuridi¬ che, politiche, religiose, artistiche o filosofiche2. Ma questa consape¬ volezza è solo limitata al conflitto tra le forze materiali di produzione e i rapporti di produzione - come materialmente dice il testo marxi¬ sta - o si riferisce a ogni consapevolezza, cioè a ogni conoscenza? Questo è il problema: che può essere risolto con tutto l’insieme della dottrina filosofica del valore delle superstrutture ideologiche. Come dovrà essere concepito un «monismo» in queste condizioni? Né il monismo materialista né quello idealista, né « Materia» né «Spirito» evidentemente, ma «materialismo storico», cioè attività dell’uomo (storia)b in concreto, cioè applicata a una certa «materia» organiz¬ zata (forze materiali di produzione), alla «natura» trasformata dal- l’uolmo. Filosofia dell’io (praxis), ma non dell’« atto puro », ma prò- 67 prio dell’atto «impuro», cioè reale nel senso profano della parola. Cfr Quaderno 11 (xvm), pp. 69bis-70- § (38). Rapporti tra struttura e superstrutture. Questo proble¬ ma mi pare il problema cruciale del materialismo storico. Elementi per orientarsi: i°) il principio che «nessuna società si pone dei com¬ piti per la cui soluzione non esistano già le condizioni necessarie e sufficienti » [o esse non siano in corso di sviluppo e di apparizione], e 20) che «nessuna società cade se prima non ha svolto tutte le forme di vita che sono implicite nei suoi rapporti» (vedere l’esatta enunciazio¬ ne di questi principii) *. Da questi principii si possono trarre alcuni canoni di metodologia storica. Nello studio di una struttura occorre distinguere ciò che è permanente da ciò che è occasionale. Ciò che è occasionale dà luogo alla critica politica, ciò che è permanente dà luo¬ go alla critica storico-sociale; ciò che è occasionale serve a giudicare i gruppi e le personalità politiche, ciò che è permanente a giudicare i grandi raggruppamenti sociali. Nello studiare un periodo storico ap¬ pare la grande importanza di questa distinzione: esiste una crisi, che si prolunga talvolta per decine di anni. Ciò significa che nella strut¬ tura si sono rivelate contraddizioni insanabili, che le forze politiche operanti positivamente alla conservazione della struttura stessa si sforzano tuttavia di sanare entro certi limiti; questi sforzi incessanti e perseveranti (poiché nessuna forma sociale vorrà mai confessare di essere superata) formano il terreno dell’« occasionale » sul quale si or¬ ganizzano le forze che «cercano» dimostrare (coi fatti in ultima ana¬ lisi, cioè col proprio trionfo, ma immediatamente con la polemica ideologica, religiosa, filosofica, politica, giuridica ecc.) che «esistono ■ Nel ms: «M.». b Nel ms una variante interlineare: «spirito». 456 y QUADERNO 4 (xill)