Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/475

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468 X QUADERNO 4 (XIIl) zione di molte apparenti contraddizioni dello sviluppo storico e per rispondere ad alcune superficiali obbiezioni contro questa teoria della storiografia. Nel fascicolo di settembre-ottobre 1930 dei «Nuovi Stu¬ di di Diritto, Economia, Politica » in una lettera aperta di Luigi Ei¬ naudi a Rodolfo Benini («Se esista, storicamente, la pretesa repu- gnanza degli economisti verso il concetto dello Stato produttore»)1 in una nota a p. 303 si legge: « Se io possedessi la meravigliosa facol¬ tà che in sommo grado aveva il compianto amico Vailati di tradurre una qualunque teoria dal linguaggio geometrico in quello algebrico, da quello edonista in quello della morale kantiana, dalla terminologia economica pura normativa in quella applicata precettistica, potrei ten¬ tare di ritradurre la pagina dello Spirito nella formulistica tua, ossia economistica classica. Sarebbe un esercizio fecondo, simile a quelli di cui racconta Loria, da lui intrapresi in gioventù: di esporre successi¬ vamente una data dimostrazione economica prima in linguaggio di Adamo Smith e poi di Ricardo e quindi di Marx, di Stuart Mill e di Cairnes. Ma sono esercizi che vanno, come faceva Loria, dopo fatti, riposti nel cassetto. Giovano ad insegnare la umiltà ad ognuno di noi, quando per un momento ci illudiamo di aver visto qualcosa di nuovo. Perché se questa novità poteva essere stata detta con le loro parole e inquadrarsi'nel pensiero dei vecchi, segno è che quel qualcosa era con¬ tenuto in quel pensiero. Ma non possono né devono impedire che ogni generazione usi quel linguaggio che meglio si adatta al modo suo di pensare e d’intendere il mondo. Si riscrive la storia; perché non si dovrebbe riscrivere la scienza economica, prima in termini di costo di produzione e poi di utilità e quindi di equilibrio statico e poi di equi¬ librio dinamico?» Le intenzioni «metodologiche» dell’Einaudi sono molto più circoscritte di quelle che sono implicite nell’affermazione di Marx, ma appartengono alla stessa serie. L’Einaudi si riattacca alla corrente rappresentata dai pragmatisti italiani e da Vilfredo Pareto, 77 tendenza che trovò una certa | espressione nel libretto di Prezzolini: il linguaggio come causa di errore3. L’Einaudi vuole dare una lezione di modestia allo Spirito, nel quale molto spesso, la novità delle idee, dei metodi, dell’impostazione dei problemi, è puramente e semplice- mente una quistione di terminologia, di parole. Ma, come dicevo, è questo il primo grado del problema che è implicito, in tutta la sua va¬ stità, nel brano di Marx. Come due individui, prodotti dalla stessa fondamentale cultura, credono di sostenere cose differenti solo per¬ ché adoperano una terminologia diversa, così nel campo internaziona¬ le, due culture, espressioni di due civiltà fondamentalmente simili, credono di essere antagonistiche, diverse, una superiore all’altra, per¬ ché adoperano diverse espressioni ideologiche, filosofiche, o perché una ha carattere più strettamente pratico, politico (Francia) mentre l’altra ha carattere più filosofico, dottrinario, teorico. In realtà, per lo storico, esse sono intercambiabili, sono riducibili una all’altra, sono traducibili scambievolmente. Questa « traducibilità » non è perfetta, certamente, in tutti i par¬ ticolari (anche importanti); ma lo è nel «fondo» essenziale. Una è realmente superiore all’altra, ma non sempre in ciò che i loro rappre- I93O-I932