Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/483

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Y QUADERNO 4 (xill) po le distingua in modo essenziale dalle attività degli altri raggruppa¬ menti sociali. L’errore metodico più diffuso mi pare quello di aver cercato questa caratteristica essenziale neirintrinseco dell’attività in¬ tellettuale e non invece nel sistema di rapporti in cui essa (o il rag¬ gruppamento che la impersona) si viene a trovare nel complesso gene¬ rale dei rapporti sociali. Invero: 1) L’operaio non è specificamente ca¬ ia ratterizzato dal lavoro | manuale o strumentale (a parte la considera¬ zione che non esiste lavoro puramente fisico e che anche l’espressione del Taylor di «gorilla ammaestrato» 1 è una metafora per indicare un limite in una certa direzione: c’è, in qualsiasi lavoro fisico, anche il più meccanico e degradato, un minimo di qualifica tecnica, cioè un minimo di attivila intellettuale creatrice), ma da questo lavoro in de¬ terminate condizioni e in determinati rapporti sociali. 2) È stato già notato che l’imprenditore, per la sua stessa funzione, deve avere in una certa misura un certo numero di qualifiche di carattere intellet¬ tuale, sebbene la sua figura sociale sia determinata non da esse ma dai rapporti generali sociali che si caratterizzano dalla posizione dell’im¬ prenditore nell’industria. Fatte queste distinzioni si può concludere per ora: il rapporto tra gli intellettuali e la produzione non è immediato, come avviene per i gruppi sociali fondamentali, ma è mediato ed è mediato da due tipi di organizzazione sociale: a) dalla società civile, cioè dall’insieme di or¬ ganizzazioni private della società, b) dallo Stato. Gli intellettuali han¬ no una funzione nelì’« egemonia » che il gruppo dominante esercita in tutta la società e nel «dominio» su di essa che si incarna nello Sta¬ to e questa funzione è precisamente « organizzativa » o connettiva: gli intellettuali hanno la funzione di organizzare l’egemonia sociale di un gruppo e il suo dominio statale, cioè il consenso dato dal prestigio della funzione nel mondo produttivo e l’apparato di coercizione per quei gruppi che non «consentono» né attivamente né passivamente o per quei momenti di crisi di comando e di direzione in cui il con¬ senso spontaneo subisce una crisi. Da quest’analisi risulta un’esten¬ sione molto grande del concetto di intellettuali, ma solo così mi pare sia possibile giungere ad una approssimazione concreta della realtà. 12 bis La maggiore l-difficoltà ad accogliere questo modo di impostare la quistione mi pare venga da ciò: che la funzione organizzativa del¬ l’egemonia sociale e del dominio statale ha vari gradi e che tra questi gradi ce ne sono di quelli puramente manuali e strumentali, di ordine e non di concetto, di agente e non di funzionario o di ufficiale, ecc., ma evidentemente nulla impedisce di fare questa distinzione (infer¬ mieri e medici in un ospedale, sacristi-bidelli e preti in una chiesa, bidelli e professori in una scuola, ecc. ecc.). Dal punto di vista intrinseco, l’attività intellettuale può essere di¬ stinta in gradi, che nei momenti di estrema opposizione danno una vera e propria differenza qualitativa: nel più alto gradino troviamo i «creatori» delle varie scienze, della filosofia, della poesia ecc.; nel più basso i più umili « amministratori e divulgatori » della ricchezza intel¬ lettuale tradizionale, ma nell’insieme tutte le parti si sentono solidali. Avviene anzi che gli strati più bassi sentano di più questa solidarietà v V