Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/499

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492 V QUADERNO 4 (xill) meno. L’uomo-industriale continua a lavorare anche se miliardario, ma sua moglie diventa sempre più un mammifero di lusso, le sue fi¬ glie continuano la tradizione materna. I concorsi di bellezza, il cine¬ matografo, il teatro ecc. selezionano la bellezza femminile mondiale e la pongono all’asta. Le donne viaggiano, attraversano continuamen¬ te l’oceano. Sfuggono al proibizionismo patrio e contraggono matri¬ moni stagionali (ricordare che fu tolta ai capitani marittimi la facoltà di sanzionare matrimoni a bordo, perché molte ragazze si sposavano per la traversata): è una prostituzione appena larvata dalle formalità giuridiche. Questi fenomeni delle classi alte renderanno più difficile la coerci¬ zione sulle masse lavoratrici per conformarle ai bisogni della nuova industria: in ogni modo determineranno una frattura psicologica e l’esistenza di due classi ormai cristallizzate apparirà evidente. A proposito del distacco tra il lavoro manuale e il «contenuto umano» del lavoratore, si potrebbero fare delle osservazioni utili pro¬ bis prio in quelle professioni che sono credute tra le più intelllettuali: le professioni legate alla riproduzione degli scritti per la pubblicazione o per altra forma di diffusione e trasmissione. Gli amanuensi di pri¬ ma dell’invenzione della stampa, i compositori a mano, i linotypisti, gli stenografi, i dattilografi. Questi mestieri in realtà sono ancor più meccanizzati di tanti altri. Perché? Perché è più difficile raggiungere quel grado professionale massimo in cui l’operaio deve dimenticare il contenuto di ciò che riproduce per rivolgere la sua attenzione solo alla forma calligrafica delle singole lettere se amanuense, per scom¬ porre le parole in lettere-caratteri e rapidamente prendere i pezzi di piombo nelle caselle, per scomporre non più solo le parole ma gruppi di parole meccanicamente aggruppate o parti di parole meccanica- mente analizzate in segni stenografici, per ottenere la rapidità del dat¬ tilografo. L’interesse del lavoratore per il contenuto dello scritto si misura dai suoi errori, cioè dalle sue deficienze professionali; la sua qualifica è proprio commisurata al suo disinteresse psicologico, alla sua meccanizzazione. Il copista medioevale muta l’ortografia, la mor¬ fologia, la sintassi del libro che riproduce, tralascia ciò che non capi¬ sce, il corso dei -suoi pensieri gli fa inavvertitamente aggiungere pa¬ role, talvolta intere frasi; se il suo dialetto o la sua lingua ?ono diversi da quelli del testo egli dà una sfumatura alloglottica al testo, ecc.: egli è un cattivo copista. La lentezza domandata dall’arte scrittoria medioevale spiega molte di queste deficienze. Il tipografo è già molto più rapido, deve tenere in continuo movimento le mani; ciò rende più facile la sua meccanizzazione. Ma a pensarci bene, lo sforzo che questi lavoratori devono fare per staccare dal contenuto talvolta mol¬ to interessante (allora infatti si lavora meno e peggio) la sua simbo¬ lizzazione materiale, e applicarsi solo a questa, è lo sforzo forse più grande fra tutti i mestieri. Tuttavia esso è fatto e non ammazza spiri- 25 tualmente l’uomo. Quando il processo di adattamento [ è avvenuto, in realtà si verifica che il cervello deH’operaio, invece di mummificarsi, ha raggiunto uno stato di completa libertà. Il gesto fisico è diventato completamente meccanico, la memoria del mestiere, rido