Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/526

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1930-1932: IL CANTO DECIMO DELL’INFERNO y/ 519 § (79). Critica dell*«inespresso»? Le osservazioni da me fatte potrebbero dar luogo all’obbiezione: che si tratti di una critica delPinespresso, di una storia dell’inesistito, di un’astratta ricerca di plausibili intenzioni mai diventate concreta poesia, ma di cui rimangono tracce esteriori nel meccanismo della struttura. Qualcosa come la posizione che spesso assume il Manzoni nei Promessi Sposi, come quando Renzo, dopo aver errato alla ricerca dell’Adda e del confine, pensa alla treccia nera di Lucia: «...e contemplando l’im¬ magine di Lucia! non ci proveremo a dire ciò che sentisse: il lettore conosce le circostante: se lo figuri». Si potrebbe anche qui trattare di cercare di «figurarsi» un dramma, co¬ noscendone le circostanze. L’obbiezione ha una parvenza di verità: se Dante non può immaginarsi, come il Manzoni, ponente dei limiti alla sua espressione per ragioni pratiche (il Manzoni si propose di non parlare delPamore sessuale e di non rappresentarne le passioni nella loro pienezza, per ragioni di « morale catto¬ lica»), il fatto sarebbe avvenuto per «tradizione di linguag¬ gio poetico», che del resto Dante non avrebbe sempre osser¬ vato (Ugolino, Mirra, ecc.), «rincalzato» dai suoi speciali sentimenti per Guido. Ma si può ricostruire e criticare una poesia se non nel mondo dell’espressione concreta, del lin¬ guaggio storicamente realizzato? \ Non un elemento «vo¬ lontario» dunque, «di carattere pratico o intellettivo» tar¬ pò le ali a Dante: egli «volò con le ali che aveva» per così dire, e non rinunziò volontariamente a nulla. | Su questo ar- 2 bis gomento del neomaltusianismo artistico del Manzoni cfr il libretto del Croce2 e l’articolo di Giuseppe Citanna nella «Nuova Italia» del giugno 1930 \ « § (80). Plinio ricorda che Timante di Sicione aveva di¬ pinto la scena del sacrificio di Ifigenia effigiando Agamenno¬ ne velato. Il Lessing, nel Laocoontey per primo (?) riconob¬ be in questo artificio non l’incapacità del pittore a rappre¬ sentare il dolore del padre, ma il sentimento profondo del¬ l’artista che attraverso gli atteggiamenti più strazianti del 520 (\ QUADERNO 4 (