Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/549

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QUADERNO 5 (ix) capitale a fondo perduto, fatto in conformità con le leggi dello Stato di Illinois. Il presidente del Rotary internazio¬ nale è Mister Harr Rogers. Il presidente dei clubs italiani è 3 Felice Seghezza. L’« Osservai tore Romano» e la «Tribuna» si posero il problema se il Rotary sia un’emanazione masso¬ nica. Il Seghezza mandò una lettera («Tribuna», 16 feb¬ braio 1928) protestando e dichiarando infondato ogni so¬ spetto: la «Tribuna», postillando la lettera, scrisse tra l’al¬ tro: «Sono (...) gli incerti di tutte le organizzazioni inter¬ nazionali, le quali spesso hanno apparenze perfettamente innocue e legittime, ma possono anche assumere sostanze ben differenti. La sezione italiana del Rotarv può sentirsi perfettamente libera di massoneria e in piena regola col Re¬ gime; ma questo non significa che il Rotary altrove non sia aiverso, h se è, e altri lo atterma, noi non possiamo né dob- biamo ignorarlo ». Il «Codice morale rotariano ». Nel Congresso generale tenuto nel 1928 aSt. Louis fu deliberato questo principio: « Il Rotary è fondamentalmente una filosofia della vita che si studia di conciliare l’eterno conflitto esistente fra il desi¬ derio del proprio guadagno e il dovere e il conseguente im¬ pulso di servire al prossimo^Questa filosofia è la filosofia del servizio: Dare di sé primardi pensare ^TTeTìondata sopra" quel principio morale: Chi medito serve yuadaQjna di più». Lo stesso congresso deliberò che tutti Ì soci del Rotary de¬ vono accettare «senza giuramento segreto, senza dogma né fede, ma ognuno a modo suo, tale filosofia rotariana del serr. vizio». La «Gviltà Cattolica» riporta questo brano del ro- tariano comm. Mercurio da «Il Rotary», pp. 97-98, che dice citato, ma non lo è in questo numero (non so se il Mercurio sia italiano e «Il Rotary» una pubblicazione italiana, oltre alla «Realtà» diretta dal Bevione)3: «A questo modo si è fatto, per così dire, dell’onestà un interesse e si è creata quella nuova figura dell’uomo di affari il quale sappia asso¬ ciare in tutte le attività professionali, industriali, commer¬ ciali, all’interesse proprio l’interesse generale, che è in fon¬ do il vero e grande fine di ogni operosità, perché ogni uomo nobilmente operoso anche inconsciamente serve sopra tut¬ to l’utile generale». 1930-1932: (