Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/659

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6$2 QUADERNO 5 (ix) ta e che, malgrado ogni proposito classicheggiante, forzava baldanzosamente i cancelli del loro latino. Potevano essi, astraendosi dalla vita, sognare il loro sogno, e fermi nel¬ l’idea che letteratura degna di questo nome non potesse dar¬ si se non in latino, ripudiare la nuova lingua; altra era la realtà storica, della quale essi stessi e quel loro spirito so¬ gnante erano figli e nella quale vivevano la loro vita di uo¬ mini nati quasi un millennio e mezzo dopo il grande oratore romano». Che significa tutto ciò? Perché questa distinzione tra latino-sogno e volgare - realtà storica? E perché il latino non era una realtà storica? Il Rossi non sa spiegare questo bilinguismo degli intellettuali, cioè non vuol ammettere che il volgare, per gli umanisti, era come un dialetto, cioè non aveva carattere nazionale | e che pertanto gli umanisti erano i continuatori dell’universalismo medioevale - in altre for¬ me, si capisce - e non un elemento nazionale - erano una « casta cosmopolita », per i quali l’Italia rappresentava forse ciò che {è} la regione nella cornice nazionale moderna, ma nulla di più e di meglio: essi erano apolitici e anazionali. «C’era nel classicismo umanistico, non più un fine di mo¬ ralità religiosa, bensì un fine di educazione integrale del¬ l’anima umana; c’era soprattutto la riabilitazione dello spi¬ rito umano, come creatore della vita e della storia», ecc., ecc. Giustissimo: questo è l’aspetto più interessante del¬ l’umanesimo. Ma è esso in contraddizione con ciò che ho detto prima sullo spirito anazionale e quindi regressivo — per l’Italia - dell’umanesimo stesso? Non mi pare. L’uma¬ nesimo infatti non sviluppò in Italia questo suo contenuto più originale e pieno d’avvenire. Esso ebbe il carattere di una restaurazione, ma come ogni restaurazione assimilò e svolse, meglio della classe rivoluzionaria che aveva soffocato politicamente, i principi ideologici della classe vinta che non aveva saputo uscire dai limiti corporativi e crearsi tutte le superstrutture di una società integrale. Solo che questa elaborazione fu «campata in aria», rimase patrimonio di una casta intellettuale, non ebbe contatti col popolo-nazio¬ ne. E quando in Italia il movimento reazionario, di cui l’umanesimo era stato una premessa necessaria, si sviluppò nella Controriforma, la nuova ideologia fu soffocata an- $ 1930-1932: (