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196 storia d'italia

due caracche grosse genovesi, le quali, insieme con quattro altre armate in nome suo, disegnava di mandare al soccorso del regno di Napoli; e che l’anno futuro fusse tenuto a dargliene tre nel modo medesimo: concedesse passo alle genti che ’l re mandasse per terra al medesimo soccorso, ma non passando per lo stato suo piú che dugento lancie per volta; e in caso che il re ritornasse a quella impresa personalmente dovesse il duca seguitarlo con certo numero di genti: avessino i viniziani facoltá d’entrare fra due mesi in questa pace, ed entrandovi ritirassino l’armata loro del regno di Napoli né potessino dare soccorso alcuno a Ferdinando; il che quando non osservassino, se il re volesse muovere loro la guerra fusse obligato il duca ad aiutarlo, per il quale si acquistasse tutto quello che si pigliasse dello stato de’ viniziani: pagasse il duca, per tutto marzo prossimo, ducati cinquantamila a Orliens per le spese fatte a Novara; e de’ danari prestati al re quando passò in Italia lo liberasse d’ottantamila ducati, gli altri, ma con termine piú lungo, gli fussino restituiti: fusse assoluto dal bando avuto dal duca, e rendutogli i suoi beni, il Triulzio; e il bastardo di Borbone preso nella giornata del Taro, e Miolans che era stato preso a Rapalle e tutti gli altri prigioni, fussino liberati: che il duca facesse partire di Pisa il Fracassa il quale poco innanzi v’aveva mandato, e tutte le genti sue e de’ genovesi; né potesse impedire la recuperazione delle terre a’ fiorentini: deponesse infra un mese il castelletto di Genova nelle mani del duca di Ferrara, che chiamato, per questo, dall’uno e dall’altro era venuto nel campo italiano; il quale l’avesse a guardare due anni a spese comuni, obligandosi con giuramento di consegnarlo, eziandio durante il tempo predetto, al re di Francia in caso che ’l duca di Milano non gli osservasse le promesse; il quale, conchiusa che fusse la pace, avesse a dare subito statichi al re per sicurtá di deporre al tempo convenuto il castelletto. Queste condizioni, riferite al re dai suoi che l’avevano trattate, furono da lui proposte nel suo consiglio; nel quale, variando gli animi di molti, monsignore della Tramoglia parlò in questa sentenza: