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di Milano loro collegato, e però giudicare essere superfluo il riconfermare l’amicizia antica con nuova pace, e che da altra parte gli aveva fatto offerire per terze persone di indurre Ferdinando a dargli di presente qualche somma di danari e costituirgli censo di cinquantamila ducati l’anno, lasciandogli per sicurtá in mano Taranto per certo tempo, il re, come se avesse il soccorso preparato e potente, ricusò di prestarvi orecchi: con tutto che, oltre alle difficoltá d’Italia, non fusse a’ confini della Francia senza molestia; perché Ferdinando re di Spagna, venuto personalmente a Perpignano, aveva fatto correre delle sue genti in Linguadoca, facendo prede e danni assai e continuando con dimostrazione di maggiore moto; ed era morto nuovamente il delfino di Francia, unico figliuolo del re: tutte cose da farlo piú facilmente, se in lui fusse stata capacitá di determinarsi alla pace o alla guerra, inclinare a qualche concordia.


IV

Intimazione del re di Francia al castellano di Pisa d’osservare gli ordini suoi riguardo alla consegna della fortezza. Il castellano consegna la fortezza a’ pisani. I pisani distruggono la fortezza e si rivolgono al re de’ romani e a diversi stati d’Italia per aiuti. I pisani si pongono sotto la protezione de’ veneziani. Il senato li riceve in protezione. Esaltazione in Milano della sapienza e dell’ingegno di Lodovico Sforza. Per opera di questo le fortezze di Serezana e Serezanello son consegnate a’ genovesi anziché a’ fiorentini.

Nella fine di questo anno si terminorono le cose della cittadella di Pisa. Perché il re, intesa la ostinazione del castellano, vi aveva ultimatamente mandato, con comandamenti minatori e aspri non solo a lui ma a tutti i franzesi che vi erano dentro, Gemel, e non molto poi Bonò cognato del castellano, acciocché dimostratagli per persona confidente la facoltá che aveva di cancellare con l’ubbidienza gli errori commessi, e da altra parte i pregiudici ne’ quali incorrerebbe perseverando nella disubbidienza, si disponesse piú facilmente a ese-