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la industria; e perciò non doversi confondere, come molti poco consideratori della proprietá de’ nomi e della sostanza delle cose affermano, la timiditá con la prudenza, né riputare savi coloro che, presupponendo per certi tutti i pericoli che sono dubbi e però temendo di tutti, regolano, come se tutti avessino certamente a succedere, le loro deliberazioni. Anzi non potersi in maniera alcuna chiamare prudenti o savi coloro che temono del futuro piú che non si debbe. Convenirsi molto piú questo nome e questa laude agli uomini animosi, imperocché conoscendo e considerando i pericoli, e per questo differenti da’ temerari che non gli conoscono e non gli considerano, discorrono nondimeno quanto spesso gli uomini, ora per caso ora per virtú, si liberano da molte difficoltá: dunque, nel deliberare, non chiamando meno in consiglio la speranza che la viltá, né presupponendo per certi gli eventi incerti, non cosí facilmente come quegli altri l’occasioni utili e onorate rifiutano. Però, proponendosi innanzi agli occhi la debolezza e la disunione degli altri italiani, la potenza e la fortuna grande della republica viniziana, la magnanimitá e gli esempli gloriosi de’ padri loro, accettassino con franco animo la protezione de’ pisani, per la quale perverrebbe loro effettualmente la signoria di quella cittá, uno senza dubbio degli scaglioni opportunissimi a salire alla monarchia di tutta Italia.

Ricevette adunque il senato per publico decreto in protezione i pisani, promettendo espressamente di difendere la loro libertá. La quale deliberazione non fu da principio considerata dal duca di Milano quanto sarebbe stato conveniente, perché non essendo escluso per questo di potervi tenere delle sue genti gli era grato avere compagni allo spendere, e disegnando per avarizia diminuire del numero de’ soldati che vi teneva non riputava alieno dal beneficio suo che Pisa, in uno tempo medesimo, fusse cagione di spese gravi a’ viniziani e a’ fiorentini; persuadendosi oltre a ciò che i pisani, per la grandezza e per la vicinitá dello stato suo e per la memoria dell’opere fatte da lui per la loro liberazione, gli fussino tanto dediti che avessino sempre a preporlo a tutti gli altri. Accre-