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156 storia d'italia

difendergli con quattrocento lancie, che ne mandasse dugento in aiuto loro; il quale, mosso piú dalla cupiditá de’ danari che da’ prieghi o dalla compassione degli antichi collegati, rispose non volere dare loro soccorso alcuno se prima non gli numeravano trentamila ducati dovutigli per l’obligo della protezione; e benché i fiorentini, allegando essere aggravati da infinite spese necessarie alla loro difesa, lo supplicassino di alcuna dilazione, perseverò ostinatamente nella medesima sentenza: di maniera che piú giovò alla salute loro chi era sospetto e ingiuriato che chi era confidente e beneficato. Conciossiaché ’l gran capitano, desideroso che non si turbasse la quiete d’Italia, o per non interrompere le pratiche della pace cominciate di nuovo tra i due re o perché giá, per l’occasione della morte della reina e i semi della discordia futura tra il suocero e il genero, avesse qualche pensiero d’appropriarsi il reame di Napoli, non solo faceva ogni diligenza per indurre l’Alviano alla ricondotta (il quale, per comandamento avuto dal papa che o licenziasse le genti o uscisse del territorio della Chiesa, era venuto a Pitigliano) ma gli aveva, come a feudatario e come a soldato del suo re, comandato che non procedesse piú innanzi, sotto pena di privazione degli stati che aveva nel reame, d’entrata di settemila ducati; e a’ pisani, ricevuti non molto prima da lui secretamente nella protezione del suo re, e al signore di Piombino aveva significato che non lo ricevessino; e offerto a’ fiorentini essere contento che usassino per la difesa loro i fanti suoi che erano in Piombino, i quali voleva che stessino sotto l’ubbidienza di Marcantonio Colonna loro condottiere. Ricercò similmente Pandolfo Petrucci che non fomentasse l’Alviano, e proibí a Lodovico, figliuolo del conte di Pitigliano, a Francesco Orsino e a Giovanni da Ceri suoi soldati che non lo seguitassino.

E nondimeno l’Alviano, con cui erano Gianluigi Vitello Giancurrado Orsino trecento uomini d’arme e cinquecento fanti venturieri, procedendo, benché lentamente, sempre innanzi e avendo vettovaglia dai sanesi, era per la Maremma de’ sanesi venuto nel piano di Scarlino, terra sottoposta a Piombino,