Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. II, 1929 – BEIC 1846262.djvu/209

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libro settimo ‐ cap. vii 203

Sforza, per gli interessi particolari della casa di Austria. Ma ora, che escusazione si potrebbe pretendere? con che velame si potrebbe ricoprire la ignominia nostra? Trattasi se i Germani, possessori, non per fortuna ma per virtú, dello imperio romano, l’armi de’ quali domorono giá quasi tutto il mondo, il nome de’ quali è anche al presente spaventoso a tutti i regni de’ cristiani, hanno a lasciarsi vilmente spogliare di tanta degnitá, hanno a essere esempio di infamia, hanno a diventare della prima e della piú gloriosa nazione l’ultima, la piú schernita, la piú vituperosa di tutto il mondo. E quali cagioni quali interessi quali sdegni giammai vi moveranno se questi non vi muovono? quali ecciteranno in voi i semi del valore e della generositá de’ vostri maggiori se questi non gli eccitano? Con quanto dolore sentiranno, ne’ tempi futuri, i vostri figliuoli e i vostri discendenti la memoria de’ vostri nomi, se non conservate loro in quella grandezza, in quella autoritá, il nome germanico, nella quale fu conservato a voi da’ vostri padri? Ma lasciamo da parte i conforti e le persuasioni, perché a me, collocato da voi in tanta degnitá, non conviene distendersi in parole ma proporvi fatti ed esempli. Io ho deliberato di passare in Italia, in nome per ricevere la corona dello imperio (solennitá, come vi è noto, piú di cerimonia che di sostanza, perché la degnitá e l’autoritá imperiale depende in tutto dalla vostra elezione) ma principalmente per interrompere questi consigli scelerati de’ franzesi, per scacciargli del ducato di Milano, poiché altrimenti non possiamo assicurarci dalla insolenza loro. Sono certo che niuno di voi fará difficoltá di darmi i sussidi soliti darsi agli imperadori che vanno a incoronarsi, i quali congiunti alle forze mie non dubito d’avere a passare vittorioso per tutto, e che la maggiore parte d’Italia supplichevole mi verrá incontro, chi per confermare i suoi privilegi, chi per conseguire dalla giustizia nostra rimedio alle oppressioni che gli sono fatte, chi per placare con divota sommissione l’ira del vincitore. Cederá il re di Francia al nome solo delle armi nostre, avendo i franzesi innanzi agli occhi la memoria quando giovanetto, e quasi fanciullo, roppi con vera virtú e magna-