Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. III, 1929 – BEIC 1846967.djvu/399

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libro duodecimo - cap. xxi 393

priarsi quello stato, deliberò non tardare piú; allegando per scusa della ingratitudine, la quale da molti era rimproverata, non solamente l’offese ricevute da lui, le pene nelle quali secondo la disposizione della giustizia incorreva uno vassallo contumace al suo signore, uno soldato il quale obligatosi e ricevuti i danari denegava le genti a chi l’aveva pagate, ma molto piú essere pericoloso il tollerare, nelle viscere del suo stato, colui il quale avendo cominciato, senza rispetto della fede e dell’onore, a offenderlo, poteva essere certo che quanto maggiore si dimostrasse l’occasione tanto piú sarebbe pronto a fare per l’avvenire il medesimo.

Il progresso di questa guerra fu che, come Lorenzo, coll’esercito raccolto de’ soldati e de’ sudditi della Chiesa e de’ fiorentini, toccò i confini di quel ducato, la cittá di Urbino e l’altre terre di quello stato si dettono volontariamente al pontefice; consentendo il duca, il quale si era ritirato a Pesero, che, poi che non gli poteva difendere, si salvassino. Fece e Pesero il medesimo, come l’esercito inimico si fu accostato: perché, con tutto vi fussino tremila fanti, la cittá fortificata e il mare aperto, Francesco Maria, lasciato nella rocca Tranquillo da Mondolfo suo confidato e i capitani e i soldati nella terra, se ne andò a Mantova, dove prima avea mandato la moglie e il figliuolo; o non si confidando a soldati la maggiore parte non pagati o, come molti scusando il timore con l’amore affermavano, impaziente di stare assente dalla moglie. Cosí il ducato di Urbino, insieme con Pesero e con Sinigaglia, venne in quattro dí soli alla ubbidienza della Chiesa, eccettuate le fortezze di Sinigaglia e di Pesero, San Leo, e la rocca di Maiuolo. Arrendessi quasi immediate quella di Sinigaglia; e quella di Pesero, benché fortissima, battuta due dí con l’artiglierie, convenne di arrendersi se fra venti dí non era soccorsa, con condizione che in quel mezzo non vi si facesse ripari né alcuna fortificazione: il quale patto male osservato fu cagione che Tranquillo, non avendo avuto soccorso infra il termine convenuto, recusò di consegnarla, e cominciato di nuovo a tirare l’artiglierie assaltò la guardia di fuora. Ma era