Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. IV, 1929 – BEIC 1847812.djvu/137

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libro quartodecimo - cap. x 131

non si trasferisse nella casa propria, dava speranza al pontefice di fare partire del suo dominio le genti franzesi. Ma da accidente inopinato ebbono subitamente origine inopinati pensieri. Morí di morte inaspettata, il primo dí di dicembre, il pontefice Leone: il quale, avendo avuto alla villa della Magliana, dove spesso si riduceva per sua ricreazione, la nuova dello acquisto di Milano e ricevutone incredibile piacere, soprapreso la notte medesima da piccola febbre e fattosi il dí seguente portare a Roma, ancora che da’ medici fusse riputato di piccolo momento il principio della sua infermitá, morí fra pochissimi dí: non senza sospetto grande di veleno, datogli, secondo si dubitava, da Bernabò Malaspina suo cameriere deputato a dargli da bere. Il quale se bene fusse incarcerato per questa suspicione, non fu ricercata piú oltre la cosa, perché il cardinale de’ Medici, come fu giunto a Roma, lo fece liberare, per non avere occasione di contrarre maggiore inimicizia col re di Francia, per opera di chi si mormorava, ma con autore e congetture incerte, Bernabò avergli dato il veleno. Morí, se tu risguardi l’opinione degli uomini, in grandissima gloria e felicitá, non solo per essere liberato per la vittoria di Milano da pericoli e spese inestimabili, per le quali, esaustissimo di danari, era costretto provederne in qualunque modo, ma perché, pochi dí innanzi alla sua morte, aveva inteso l’acquisto di Piacenza e, il dí medesimo che morí, inteso quello di Parma: cosa tanto desiderata da lui che certo è, quando deliberò di pigliare la guerra contro a’ franzesi, aveva detto al cardinale de’ Medici che ne lo dissuadeva, muoverlo principalmente il desiderio di recuperare alla Chiesa quelle due cittá, la quale grazia quando conseguisse non gli sarebbe molesta la morte. Principe nel quale erano degne di laude e di vituperio molte cose, e che ingannò assai la espettazione che quando fu assunto al pontificato si aveva di lui, conciossiaché e’ riuscisse di maggiore prudenza ma di molto minore bontá di quello che era giudicato da tutti.

Per la morte del pontefice indebolirono molto le cose di Cesare in Lombardia. Perché non era da dubitare che il re