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132 storia d'italia

di Francia, ripreso animo per essergli mancato quello inimico co’ danari del quale si era cominciata e sostenuta tutta la guerra, non mandasse esercito nuovo in Italia; e che i viniziani per le medesime cagioni non continuassino nella confederazione con lui: donde si interrompevano i disegni fatti di assaltare Cremona e Genova; e i ministri di Cesare, i quali avevano con difficoltá pagato insino a quel dí le genti spagnuole, erano necessitati a diminuire non senza pericolo le forze, possedendosi in nome del re di Francia Cremona e Genova, Alessandria, il castello di Milano, le fortezze di Novara e di Trezzo, Pizzichitone, Domussola, Arona e tutto il Lago Maggiore. Era anche ritornata alla sua divozione la rocca di Pontriemoli; la quale, occupata da Palavicino, fu recuperata da Sinibaldo dal Fiesco e dal conte di Noceto. Né passorono anche felicemente le cose del re di Francia di lá da’ monti; perché Cesare, mosse le armi contro a lui, prese la cittá di Tornai e poco dipoi la fortezza, nella quale era molta artiglieria e munizione. Per la morte del pontefice si introdussono nuovi governi nuovi consigli e nuovi ordini nel ducato di Milano. I cardinali sedunense e Medici andorono subito a Roma, per ritrovarsi alla elezione del nuovo pontefice. Riservoronsi i cesarei mille cinquecento fanti svizzeri, tutti gli altri e i fanti tedeschi licenziati si partirono. Ritornoronsi le genti de’ fiorentini verso Toscana; di quelle della Chiesa ne menò Guido Rangone una parte a Modena, un’altra parte rimase col marchese di Mantova nello stato di Milano, piú per deliberazione propria che per consentimento del collegio de’ cardinali, il quale, diviso in se medesimo, non poteva fare determinazione di cosa alcuna: in modo che, querelandosi Lautrech con loro che i soldati della Chiesa stessino fermi nel ducato di Milano in pregiudicio del re di Francia (il quale, per le opere de’ suoi predecessori tanto pietose verso la Chiesa, otteneva il titolo di protettore e di figliuolo primogenito di quella), non furono concordi a fare altra risposta o deliberazione se non che se ne rimettevano alla determinazione del pontefice futuro. De’ svizzeri che erano a Piacenza n’andorono una parte col vescovo di Pistoia a Mo-