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278 storia d'italia

venuta in parmigiano e piacentino; in modo che se si fussino deliberati di spingersi innanzi non potere essere se non tardi rimedio alcuno, e fondarsi con troppo pericolo una tanta deliberazione in su la speranza sola de’ disordini degli inimici, dalla volontá de’ quali dependevano finalmente lo svilupparsene. Fu adunque il consiglio di Clemente, secondo il tempo che correva, prudente e bene considerato. Ma sarebbe stato forse piú laudabile se in tutti gli articoli della capitolazione avesse usato la medesima prudenza, e voltato l’animo piú presto a saldare tutte le piaghe di Italia che ad aprire e inasprirne qualcuna di momento; imitando i savi medici, i quali, quando i rimedi che si fanno per sanare la indisposizione degli altri membri accrescono la infermitá del capo o del cuore, posposto ogni pensiero de’ mali piú leggieri e che aspettano tempo, attendono con ogni diligenza a quello che è piú importante e piú necessario alla salute dello infermo. Il che perché s’intenda meglio è necessario ripetere piú da alto parte delle cose giá narrate, ma sparsamente, di sopra, riducendole in uno luogo medesimo.


III

La politica dei pontefici verso il duca d’Este, e loro ambizione su Ferrara. Apprensioni del duca dopo l’elezione di Clemente; timori di suoi accordi con Cesare.

La casa da Esti, oltre ad avere tenuto lunghissimamente sotto titolo di vicari della Chiesa il dominio di Ferrara, aveva molto tempo posseduto Reggio e Modena con le investiture degli imperadori, non si facendo allora dubbio che quelle due cittá non fussino di giurisdizione imperiale; e le possedé pacificamente insino che Giulio secondo, suscitatore delle ragioni giá morte della sedia apostolica e sotto pietoso titolo autore di molti mali, per ridurre totalmente Ferrara in dominio della Chiesa, roppe guerra al duca Alfonso: nella quale avendo avuto occasione di torgli Modena, la ritenne al principio per