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come se fusse per pigliare in luogo di ristoro il sollazzo che a Cesare accadesse il medesimo che era accaduto a lui); qualunque lo movesse di queste cagioni, o una o piú o tutte insieme, voltò tutti i pensieri alla guerra e a unirsi con uno di questi due príncipi, e, congiunto con lui, muovere in Italia l’armi contra a l’altro. A’ quali pensieri per trovarsi preparato, né potere intratanto essere oppresso da alcuno, mentre trattava con ciascuno ma piú strettamente col re di Francia, mandò in Elvezia Antonio Pucci vescovo di Pistoia (il quale ottenne poi in altro tempo da lui la degnitá del cardinalato) a soldare e condurre nello stato della Chiesa seimila svizzeri; i quali essendogli senza difficoltá conceduti da’ cantoni, per la confederazione che dopo la guerra di Urbino aveva rinnovata con loro, ottenuto il passo per lo stato di Milano, gli condusse nel dominio della Chiesa, intrattenendogli piú mesi in Romagna e nelle Marche. Essendo incerto ciascuno a che proposito, non essendo movimento alcuno in Italia, sostenesse oziosamente tanta spesa, egli affermava avergli chiamati per potere vivere sicuramente, sapendo che ogni dí erano da i ribelli della Chiesa macchinate cose nuove: la quale cagione non parendo verisimile, cadevano ne’ discorsi degli uomini vari concetti: chi, che egli si fusse armato per timore che egli avesse del re di Francia, chi per qualche disegno di occupare Ferrara, chi che avesse inclinazione di cacciare Cesare del reame di Napoli. Ma tra lui e il re si trattava secretamente di assaltare con l’armi congiunte insieme il regno napoletano, con condizione che Gaeta e tutto quello che si contiene tra il fiume del Garigliano e i confini dello stato ecclesiastico si acquistasse per la Chiesa, il resto del regno fusse del secondogenito del re di Francia; il quale, per essere di etá minore, avesse a essere insino che e’ fusse di etá maggiore governato insieme col reame da uno legato apostolico, che risedesse a Napoli. Conteneva oltre a questo, la capitolazione che il re dovesse aiutarlo contro a’ sudditi e i feudatari della sedia apostolica, condizione appartenente allo stabilimento delle cose possedute dalla Chiesa ma non meno alla cupiditá che aveva il pontefice di acquistare Ferrara.