Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. V, 1929 – BEIC 1848561.djvu/245

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libro decimonono - cap. vi 239

Venneno dipoi a San Polo mille fanti tedeschi; co’ quali, computati mille fanti che aveva Valdicerca in Lomellina, si trovava quattromila fanti.

Ed era anche nato nuovo tumulto nel marchesato di Saluzzo. Perché avendone preso, dopo la morte del marchese Michele Antonio, il dominio Francesco monsignore suo fratello, che era entrato dentro, perché Gabriello secondogenito, eziandio vivente il fratello maggiore, era stato tenuto prigione nella rocca di Ravel, per ordine della madre che in puerizia aveva governato i figliuoli, sotto titolo che e’ fusse quasi mentecatto, il castellano di Ravel lo liberò; però, presa la madre che lo teneva prigione, acquistò, accettato da’ popoli, tutto lo stato, del quale fuggí il fratello; che poco dipoi entrò in Carmignuola, e raccolte genti roppe poco di poi il fratello.

Non si fece piú in questo anno cosa di momento in Lombardia, se non che il conte di Gaiazzo scorse insino a Milano. Ma i viniziani non davano i fanti promessi a San Polo, per la impresa di Sarravalle, Gavi e altri luoghi del genovese. Tentossi bene una fazione importante, perché Montigian e Villacerca, con dumila fanti e cinquanta cavalli, partirno a ore ventidue da Vitadé, per pigliare Andrea Doria nel suo palazzo; il quale, posto accanto al mare, è quasi contiguo alle mura di Genova. Non ebbe effetto, perché i fanti, stracchi per la lunghezza del cammino che è ventidua miglia, non arrivorno di notte ma che giá era qualche ora di dí: però, essendosi levato il romore, Andrea Doria, dalla banda di dietro saltato in su una barca, campò il pericolo; e i franzesi, non fatto altro effetto che saccheggiato il palazzo, salvi tornorono indietro. E il conte di Gaiazzo, fatta una imboscata tra Milano e Moncia, roppe cinquecento tedeschi e cento cavalli leggieri che andavano per fare scorta a vettovaglie; benché di poi, mandato da loro a Bergamo, afflisse con le ruberie in modo quella cittá che il senato viniziano, il quale l’aveva fatto capitano generale delle fanterie sue, non potendo piú tollerare tanta insolenza e avarizia lo rimosse ignominiosamente dagli stipendi suoi. Nel quale tempo gli spagnuoli anche preseno