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262 storia d'italia

grandissime conclusioni; nel quale si abboccassino madama Margherita e madama la reggente madre del re di Francia; studiandosi il re, con ogni diligenza e arte, e con promettere (ancora quello che aveva in animo di non osservare) agli imbasciadori de’ collegati di Italia (perché il re di Inghilterra consentiva a questi maneggi) di non fare concordia con Cesare senza consenso e sodisfazione loro; perché temeva che, insospettiti della sua volontá, non prevenissino ad accordare seco, e cosí di non restare escluso dalla amicizia di tutti. Però si sforzava persuadere loro di non sperare nella pace, anzi avere volto i pensieri alle provisioni della guerra. Sopra le quali trattando continuamente aveva mandato il vescovo di Tarba in Italia, con commissione di trasferirsi a Vinegia al duca di Milano a Ferrara e a Firenze, per praticare le cose appartenenti alla guerra, e promettere che passando Cesare in Italia passerebbe anche nel tempo medesimo con esercito potentissimo il re di Francia; concorrendo per la loro parte alle provisioni necessarie gli altri collegati. E nondimeno si strigneva continuamente la pratica dello accordo, per la quale, a’ sette dí di luglio, entrorono, per diverse porte, con grande pompa tutte due le madame in Cambrai; e alloggiate in due case contigue, che avevano l’adito dell’una nell’altra, parlorono il dí medesimo insieme, e si cominciorno per gli agenti loro a trattare gli articoli; essendo il re di Francia (a chi i viniziani, impauriti di questa congiunzione, facevano grandissime offerte) andato a Compiagni, per essere piú presto a risolvere le difficoltá che occorressino. Convenneno in quel luogo non solamente le due madame ma eziandio, per il re di Inghilterra, il vescovo di Londra e il duca di Soffolt, perché senza consenso e partecipazione di quel re non si tenevano queste pratiche; e il pontefice vi mandò anche l’arcivescovo di Capua, e vi erano gli imbasciadori di tutti i collegati. Ma a questi riferivano i franzesi cose diverse alla veritá di quello che si trattava, essendo nel re o tanta empietá o sí solo il pensiero dello interesse proprio (che consisteva tutto nella ricuperazione de’ suoi figliuoli) che facendogli instanza grande i fiorentini che,