Pagina:Guida della montagna pistoiese 1878.djvu/50

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40 flora e piante d’alto fusto


feriori è la vegetazione di quella zona, noverando una quantità di specie ad essa esclusive, infinitamente più grande di quella propria alle altre; perchè sia che questa vegetazione spetti alle praterie, o alle boscaglie, o ai dirupi, sempre essa per la maggior parte componesi di piante che al di fuori di questa zona non s’incontrano.

Di fatto il crinale dell’Appennino che in questa regione si comprende, e cui si dà il nome di Alpe, insieme con le più elevate pendici è ricoperto da un tappeto di erbe, composto principalmente del Nardus stricta, Lin., cui s’aggiungono la Luzula nivea, DC., la Festuca duriuscula, Lin., il Phleum Alpinum, Lin., la Poa alpina, Lin., la Carex leporina, Lin., l’Alchemilla alpina, Lin. e la Vulgaris, l’Agrostis alpina, Scop., il Vaccinium Myrtillus, Lin.1, il Vitis idea, Lin. e l’Uliginosum, Lin., formanti


  1. «Il mirtillo (Vaccinium Myrtillus) nasce spontaneo nell’Appennino; e se fra i castagni e i faggi non vi fosse la cultura de’ cereali, esso occuperebbe certamente questa zona, col tenersi per altro sempre più vicino ai secondi che ai primi. Preferisce i terreni magri in cui predomina la sabbia silicea, ed esposti al nord. È pianta perenne di un colore verde cupo: fiorisce in primavera e dà per frutto alcune bacche vinate, dette Piuri o Baggioli. Se n’è fatto nel 1853 e 54 vari barili di vino in montagna.» — Così l’agronomo Michelangiolo Petrucci del Melo.