Pagina:Guido Carocci I dintorni di Firenze 01.djvu/120

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98 I DINTORNI DI FIRENZE.

nero trasferiti a Domenico Pancini che li cedette nel 1590 a Clemente di Niccolò degli Albizzi. Questa famiglia possedette poi liberamente la villa fino al XIX secolo.

Giunti alla Piazza di S. Domenico, che occupa un piccolo altipiano fra i colli di Camerata ed il poggio di Fiesole, ci occuperemo anzitutto della:

Chiesa e Convento di S. Domenico di Fiesole. — In una vigna posta a Camerata, donata da Jacopo Altoviti vescovo di Fiesole a Frate Giovanni Domenichi, incominciò nel 1406 la costruzione di una chiesa e di un convento dell’ordine domenicano. Però, mancando i denari necessari, l’opera dovette essere abbandonata. Barnaba degli Agli cittadino ricchissimo che aveva già dato 600 fiorini per incominciare il lavoro, venuto a morte, dispose per suo testamento che si portassero a termine chiesa e convento, che vi si collocasse sulle porte il suo stemma e che la chiesa si chiamasse S. Barnaba. I Domenicani nel 1418 dettero ai tre figli di Barnaba il luogo del monastero che con ingentissima somma fu da questi compiuto e restituito poi ai frati. Le disposizioni testamentarie di Barnaba vennero in ogni parte osservate, meno in quella relativa al nome, perchè la chiesa fu dedicata a S. Domenico e mai si chiamò di S. Barnaba.

Diverse famiglie contribuirono a compiere ed arricchire la chiesa e fra le altre i Gaddi, i Dazzi, i Martini ecc. Cosimo Granduca di Toscana, per malvolere verso i frati Domenicani di S. Marco, stati sempre amanti della libertà, tolse loro il convento e lo concesse ai frati Domenicani di Lombardia; ma dopo pochi mesi, il Papa disponeva che il monastero tornasse, come tornò difatti, agli antichi possessori.

Molti abbellimenti e molte importanti aggiunte furono fatte in varie epoche alla chiesa ed al monastero.

Frate Serafino Banchi vi fece erigere a sue spese il coro, la tribuna dell’altar maggiore e la libreria, corredandola di opere rarissime; Fra Cipriano Brignole, esso pure religioso in questo monastero, vi fabbricò, un noviziato e regalò il ciborio di legno dell’altar maggiore; e