Pagina:Guido Carocci I dintorni di Firenze 01.djvu/209

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BARRIERA DEL PONTE ROSSO. 175

L’edifizio presenta i caratteri architettonici del più bel rinascimento e ricorda la maniera di Michelozzo Michelozzi. Dal lato di tramontana ha la chiesa preceduta da un bel portico e adorna di una tribuna di squisite proporzioni. Nel centro del fabbricato è un chiostro a due ordini di logge ed un altro loggiato è sulla facciata meridionale. Nella chiesa varie cose sono da ammirarsi e fra le altre la bella tavola della maniera dei Gaddi rappresentante l'incoronazione della Vergine che certo decorava l’altare del primitivo oratorio dello spedale. Di singolare interesse è un presepio nel fondo del quale sono dipinti a fresco degli angeli che si attribuiscono a Fra Bartolommeo. Le figure di terracotta colorita che veggonsi in questo presepio sono di Andrea Della Robbia e, secondo si rileva da un ricordo del monastero, esse furono messe a posto il 22 di settembre del 1515 «con elemosine procurate e date da Fra Roberto Salviati».

Importantissimo fra i ricordi del Conventino della Maddalena è quello della lunga permanenza fattavi e delle opere compiutevi da Fra Bartolommeo di S. Marco. Egli adornò de’ suoi affreschi la chiesa e l’annesso convento e secondo la tradizione monastica, egli sarebbe morto in questo luogo per malattia sopravvenutagli dopo aver mangiato troppe ciliege. Di lui rimangono, oltre alle decorazioni del presepio, due o tre piccoli affreschi nel convento ed uno di maggiori proporzioni e più importante, un Noli me tangere, che si ammira nella cappellina dell’orto. Il Frate aveva forse disegnato ed abbozzato una tavola della deposizione che fu poi colorita dal discepolo Fra Paolino del Signoraccio da Pistoja, tavola che dopo essere stata vario tempo sull’altar maggiore della chiesa venne trasferita all’Accademia di Belle Arti. Due altri affreschi del Frate vennero da questo luogo portati a S. Marco e si veggono nella stanzetta che precede la cella del Savonarola. Anche Fra Paolino dimorò vario tempo alla Maddalena e dipinse fra le altre cose un affresco nel Refettorio.

Nel 1901 la maggior parte dell’edifizio venne restaurata e restituita all’antico decoro.