Pagina:Guittone d'Arezzo – Rime, 1940 – BEIC 1851078.djvu/132

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128 canzoni ascetiche e morali


e gente orrata, oh quanta!,
bruttisce e ont’ha manta,
credendose avanzar piacevolezza;
95ché vizio esto mattisce e fa parere
desvalendo om valere,
matt’omo più sapiente
com più matto e’ se sente.
E ch’è d’amante a matto?
100Oh, follori quanti e quanti
fanno per senno amanti!
E, mal per bono ovrando,
unta omo, orrar pensando;
e bono e senno mal u per mal fare
105chi po che disorrare?
Bono bene e per bene esser vol fatto.
     Male d’amor male ho tanto mostrato,
e bono via piggior dei più dei mali,
omini non bestiali
110derebber desiderio prender guerendo,
und’è fatto ora mai curare grato.
Donimi Dio curando onne ’ntelletto,
ed a infermi retto
voler sanando e cor forte seguendo.
115Prima e maggio potenza essa divina
assegno in medicina,
in digiunar, vegliar, remosinare,
servir retto e orrar cheder la gente.
Nullo for Dio sta fermo,
120nullo rileva infermo:
ma cui Dio afferma e lieva e cui no nente;
vole Dio bono, ma no a chi non vole,
e non forz’è a chi vole:
senza che po pugnare?
125Troppo è laid’, om posare,
Dio volendo lavori,
fornendo i suoi misteri,