Pagina:I Duelli Mortali Del Secolo XIX, Battistelli, 1899.djvu/261

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Per poter meglio fare il giornalista, fece l’infermiere.

Tornato, si mise a lavorare con noi. Il suo posto era quello di chiunque mancava, perchè sapeva fare di tutto. In meno di un mese aveva appreso il mestiere così da parere un giornalista provetto.

Per noi andò poscia corrispondente a Roma. Di là fu a Mantova, dove assunse la direzione della Provincia, indi a Cremona per un altro giornale; indi ancora a Genova all’Epoca e da ultimo a Buenos Ayres, dove, succeduto al Cittadini, aveva fatto della Patria Italiana un gran giornale, il più diffuso dei giornali italiani all’estero.

Non era un giornale italiano di partito, è ben raro che se ne facciano all’estero. Era eclettico. Prima di partire l’Attilio ci aveva detto:

— Credilo, non c’è sugo a logorarsi l’anima e la vita per delle idee, dei principi. Chi ci crede? Chi ti segue davvero anche credendoci?

Con questa scettica idea aveva abbandonata l’Italia, che non doveva rivedere mai più. E invece di morire almanco per una idea, è morto per Dio sa quale sciocco pettegolezzo giornalistico e personale.

Che splendida natura sciupata! Era di grande ingegno, era coltissimo, era buono. Ma non sapeva aver freni. Registriamo commossi la sua morte a 35 anni, col cuore pieno dei ricordi d’altri giorni, quando, fido come Acate, egli era per noi il più utile compagno di lavoro, uno dei più cari ed affezionati amici, un fratello.»


Poco prima il povero Valentini aveva avuto un altro duello con Giuseppe Magrini, direttore del Roma, di Buenos Ayres. Per dare un saggio delle polemiche che si fecero proprio all’americana prima del duello, riproduco un brano di una risposta di Angelo Sommaruga, coinvolto nella polemica, al Magrini:

«Il signor Magrini non trova padrini che lo vogliano