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652 I Vicerè

nunziare a questa fede; essa mi è tanto più cara e preziosa, quanto più mi costa.... (Scoppio di battimani fragoroso e prolungato. Grida di: Viva Francalanza!... Viva la Democrazia!... Viva la libertà!... L’oratore è costretto a tacere per qualche minuto).

Il piacere, l’ammirazione erano da per tutto: negli amici che vedevano assicurato il trionfo, negli avversarii che riconoscevano la sua abilità, nella stessa gente minuta che non comprendeva, ma esclamava: «Ma che avvocato! Non ci sono avvocati capaci di parlare così!...» E le signore, animatissime, godevano come allo spettacolo, scambiavano osservazioni sull’arte e sulla persona del principe quasi fosse un primo attore recitante la sua parte.

— Ma voi, concittadini, — riprese egli, — giudicherete forse che se questa fede compendia tutto un pro-programma, è mestieri che un legislatore si tracci una precisa linea di condotta in tutte le particolari quistioni riflettenti l’orientamento politico, l’ordinamento delle amministrazioni pubbliche, il regime economico e via dicendo. Permettemi dunque di dirvi le mie idee in proposito. Disciolte le antiche parti parlamentari, non ancora si delineano le nuove. Io auguro pertanto la formazione, e seguirò le sorti di quel partito che ci darà la libertà con l’ordine all’interno e la pace col rispetto all’estero (Benissimo, applausi), di quel partito che realizzerà tutte le riforme legittime conservando tutte le tradizioni rispettabili (Bravo! bene!); di quel partito che restringerà le spese folli e largheggerà nelle produttive (Vivissimi applausi), di quel partito che non presumerà colmare le casse dello Stato, vuotando le tasche dei singoli cittadini (Ilarità generale, applausi), di quel partito che proteggerà la Chiesa in quanto potere spirituale, e la infrenerà in quanto elemento di civili discordie (Approvazioni), di quel partito, insomma, che assicurerà nel modo più equo, per la via più diritta, nel tempo più breve, la prosperità, la grandezza, la forza della gran patria comune (Applausi generali.)