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| 28 | I POETI DELL’ANTOLOGIA PALATINA |
per le piccole e brevi. E sebbene non scrollasse la mora oramai grave, dei miti, li contaminò con più nuove leggende. E alle parole consacrò uno studio che confinava con la serviti (Pindaro ed Eschilo le dominarono da magnifici dèspoti). E disse addio per sempre alla libera creazione ritmica, non dissociabile dalla musica, e si attenne a pochi tipi, anzi parrebbe a due soli, l’esametro e il pentametro, e questi limò e cesellò con pazienza da orafo.
Cosí ci appare dunque come uno dei primissimi, se non addirittura il primo dei poeti eruditi alessandrini; ma, benché vissuto sempre in mezzo ai libri, non da questi solamente, ma anche da altre fonti pit dirette derivò gli elementi dell’arte sua, per elaborarli con molta coscienza e squisitezza. E ciò lo distingue dalla gran maggioranza dei suoi successori, i quali non seppero in genere che far libri coi libri; e lo avvicina a quei pochi che fra l’aridità seppero derivare freschi rivoli di poesia; esempio massimo, Teocrito.
Per questo suo carattere generico, e per questi suoi pregi specifici mi è sembrato che degnamente egli possa aprire la serie dei poeti alessandrini.