Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/251

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Ma prosa o non prosa, l’originalità dell’idea non può attribuirsi ad altri; ed anche il De Gubernatis — anima lealissima ed onestissima — me lo scrisse nel marzo del 90 dicendomi nella sua lettera: «Ho visto anch’io il proclama del centenario. Me lo manda non la signora Carlotta Ferrari, ma da Milano la signora Felicita Tozzoli la quale da due mesi in qua, rivendica a sè la gloria


    rica, a base di demolizione! Così almeno, con l’andar del tempo, nessun postero crederà agli antenati e sarà finita la commedia dei centenari e dei morti rimessi a nuovo. Ma torniamo a bomba, cioè al nostro viaggetto all'indietro. Verso il 1285 io era una bella giovane in tutto il significato più artistico della parola. Gli ammiratori, come può credere, non mi mancavano. Mi seguivano in S. Giovanni, lungo le vie cittadine, e perfino sui Marmi, verso l’imbrunire, quando messer Manetto mio padre, mi conduceva a prendere una boccata d’aria. Certa sera, mentre con le mie amiche stavo chiacchierando di cortesie e di fatti d’arme, mi venne presentato un giovane piuttosto alto della persona, con naso aquilino, di carnato olivastro e con grandi occhi neri passionati. Era messer Dante Alighieri, eccellente poeta e assai leggiadro parlatore. Giovanettino ancora, s’era innamorato della Beatrice di messer Folco Portinari, che non rispose troppo caldamente a quell’affetto, sì che s’era disposata a un Simone dei Bardi, assai brav’uomo e ben provvisto. Ella però non sembrava fatta per nozze terrene, tanto appariva delicata e gracilina; difatti poco dopo il maritaggio se ne morì, lasciando in gran dolore i suoi e — più che i suoi — il giovane Alighieri che non si sapeva dar pace di quella dipartita. Nè è da supporsi che egli avesse intrattenuti colpevoli rapporti con Beatrice che onestissima donna ell’era e — come poc’anzi ho avvertito — niente affatto innamorata. Il suo stesso matrimonio lo prova; matrimonio conchiuso con pienissimo accordo delle due parti e benedetto da tutto il parentado.
    Dopo quella morte. Dante s’era dato a una vita talmente chiusa e malinconica che gli amici tra i quali mi piace ricordare messer Guido Cavalcanti, andarono più