Pagina:Ida Baccini, La mia vita ricordi autobiografici.djvu/265

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soave frase dantesca: A voi donne che avete intelletto d’amore.

Il consiglio incaricato di giudicare il merito delle conferenze (ne facevan parte, con altri, Augusto Conti, A. V. Vecchi, Giuseppe Rigutini, Aurelio Gotti) stimò inutile l’adunarsi, come le altre volte, in seduta se-


    colo, tutte le arti amane, tutte le passioni animalesche: misurate l’intelligenza dallo sviluppo degli organi; sopprimete una facoltà tagliando un nervo: e quando ben padroni del vostro soggetto, avrete bene afferrato le relazioni delle fibre con le sensazioni e le relazioni delle sensazioni col pensiero, voi mi direte, sulle rovine di quelle povere carni, mi direte dove risiede quella coscienza energica, quel severo padrone che comanda alle passioni animali, che s’oppone ai loro piaceri, che gode della loro depressione: voi mi direte qual è il nervo, il muscolo, il senso che ha dato l’idea dell’infinito a quella povera creatura finita, il sentimento del bello ideale a quel corpo imperfetto, l’energia di morire per la verità a quell’essere fragile che la bucatura di uno spillo fa prorompere in un gemito d’angoscia! Voi mi direte — e ve lo chiedo col Montaigne — quali bestie sono la virtù e la giustizia!
    La civiltà, signore, non si ottiene con la sola educazione dell’intelligenza. Gli uomini e i popoli, separati gli uni dagli altri dalla diversità dei costumi, delle abitudini, delle opinioni e dalle passioni hanno due soli punti di contatto: il sentimento morale e il sentimento del bello. E questo laccio invisibile basta per formare la grande famiglia umana.
    Da oltre tremila anni, i filosofi non cessano di sottoporre all’esame dell’intelletto le ardue questioni dell’esistenza di Dio, e dell’immortalità dell’anima; e si maravigliano di non esser giunti che al dubbio. Io non stupisco del loro stupore. Come giungere alla scoperta dell’infinito, impiegando nella grande ricerca facoltà finite? Spetta all’anima lo studio dell’anima.

Ida Baccini 17