Pagina:Il Bardo della Selva Nera.djvu/108

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96 il bardo

L’Angiol fu forse della patria, forse
     Altro messo del ciel, che tolto al mondo
     L’onor non volle de’ mortali, e torse
     Il colpo che mettea Francia nel fondo.
     325Di noi pietoso un Dio certo il soccorse,
     Nè più bello a noi mai, nè più giocondo
     Giorno brillò di questo, in cui la forte
     Mano il fren prese della patria sorte.
Qual robusto di fianchi alto naviglio,
     330Che privo di governo in mar crudele
     Estremo corse d’annegar periglio,
     Frante l’antenne, e lacere le vele;
     Se di miglior piloto arte e consiglio
     Il sottragge all’irata onda infedele,
     335Sue ferite ristaura, e sul mar scuro
     Le tempeste a sfidar torna securo;
Cotal la grande Nazïon rinvenne,
     Chè Grande allor veracemente emerse,
     E sanò le sue piaghe, e di solenne
     340Luce vestita ogni squallor deterse.
     Le virtù fuggitive in bianche penne
     Tornár. Giustizia racconciò le sperse
     Rotte bilance, e dal Furor segnate
     Cancellò le rubriche insanguinate.