Pagina:Il Baretti - Anno III, n. 1, Torino, 1926.djvu/1

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


IL BARETTI

MENSILE Le edizioni del Baretti TORINO

ABBONAMENTO PER IL 1926 L. 10 Estero L. 15 - Sostenitore L. 100 - Un numero separato L. 1 CONTO CORRENTE POSTALE

Anno III — N. 1 — Gennaio 1926


SOMMARIO: S. ALFIERE: Il teatro italiano non esiste — Commemorazione di S. Esenin — BARETTI: Ritratto romantico di Ibsen — MACOUF: Galleria degli Imbalsamati I. F. T. — *: Il roccolo — R. M. RILKE: Dai Sonetti ad Orfeo — Delteil — Inchiesta sull'Idealismo: IV A. CRESPI. V MONDOLFO — S. BENCO: Note su A. G. Cagna — A. POLLEDRO: Kolstov — KOLSTOV: Notte - Nel bosco - Il raccolto (liriche) — A. CAVALLI: Neo misticismo antroposofico — S. DE MADARIGA: Un giudizio su Unamuno — Nadler e Troeltsch secondo Curtius.


Chi acquista almeno io Uro di MENSILE Le edizioni del Baretti TORINO libri nostri riceverà ■IL BARETTI. ABBONAMENTO per 11 1926 L. 10 Estero L. 13 • Sostenitore L. 100 Un numero separalo L. 1 • CONTO CORRENTE i’OSTALE gratis per tutto 11 1926 Anno III - N. 1 - Gennaio 1926 B. OlANTURCO Antologia della poesia tedesca contemporanea Torino SOMMARIO: S. ALFIERE: Il l«»lro Italiano non talol» - Comit»«raor»*lona di S. E««nln - Pillola - BARETTI: Ritratto romantico di Ibaan - MACOUF: Odiarla dagli Inibalaamatl I. P. T. - * Dallall - Inchieda aall’ldoallamo: IV A. CRESPI. V MONDOLFO - S. BP.NCO: Nola au A. O. Cagna •• A. POLLEDRO: Kolltov - KOLTSOV: Holla • Nal botto • Il raccolto (lirlcht) MADARIOA: Un gladiolo tu Unamuno - Nodier a Troallach ascondo Curllua.: Il roccolo - R. M. RILKB: Dai Sonali! ad Orfoo A. CAVALLI: Nao mlatlclamo anfropoioflco — S. DB Il teatro italiano non esiste Quando lo diceva Ferdinando Martini le cricche interessate a linciarlo non ne avrebbero avuto l’audr.cia. Oggi vi reno in Italia dicci riviste di teatro, quindici scrittori ’ he vivono sulle percentuali degli incassi, dodici stipendiati da Giordani, trecento che {sperano di arrivarci, tremila disoccupati che partecipano a tutti i concorsi drammatici, duce uto critici e milleduccentoventi portoghesi che si propongono di collocare un articolo teatrale nel giornale del capoluogo o in un rivista d’avanguardia. Per tutti costoro l’esistenza del teatro italiano è indiscutibile come il loro diritto agli alimenti: contro chi na dubitasse sono pronti a iuvocare l’intervento dello Stato. Si difendono con questi argomenti: oggi sono rappresentate a novità» in numero dicci volte maggiore elio un ventennio addietro; Pirandel10 ha fatto fortuna all’estero; il teatro francese non è più incontrastato siguoro delle nostre scene. Proponiamo che la risposta a questi argomon* ti pratici venga data da gente tecnica di teatro: attori, impresari, soenografi e perchè no, maschere di naia. Vi diranno che senza Gnudusio o la Galli il teatro rimane vuoto, che una prima di Chiarelli o di Ron temprili significa sempre una crisi storica per i nervi del direttore di teatro eho allo 9 di sera guarda l’elenco dei palchi invenduti, che Pirandello non ha tre oominedie cho possano restare in repertorio. Questi argomenti valgono i primi. Se i giovani imitano Shaw, Andreiov, Kaiser, invece di Bernstein o di Bataille, proporremo un indirizzo di gratitudine ai circoli filologici del Rogna, ma ahimè, i birboni leggono solo 1© traduzioni francesi. Discussioni artistiche a parte, un teatro è sempre il segno sensibilissimo della Società, ma una società non si improvvisa, il gusto per lo spettacolo è cosi delicato e diffioilo che tutti i parvenus vi si compromottono, © tanto peggio so cominciano a pccearo nello grandi intenzioni. Noi siamo pronti a scommettere che il nuovo teatro italiano non avrà una scenografia decorosa, corno la nostra plutocrazia, cho gli dà 11 tono non riesce ad avero una casa o non conosce lo tradizioni della vera eleganza. Sotto i programmi di relativismo, di spregiudicatezza, di audacia e di avventura, la società di oggi è quella di ieri: e sola nuova borghesia è più cinica ama poi vedersi idealizzata dai poeti secondo lo regole del vecchio sentimentalismo. Il mondo di Niccodemi è generico come quello ili Chiarelli, Praga rifiorisce vagamento in Pirandeiiò, Bracco c Butti non sono meno einsteiniani di Bontompelli o di De Stefani. La grand© tecnica pirandelliana di Ciascuno a suo modo ha ancora tutto da imparar© dai veri maghi dolla meccanica teatrale; Sardou è dieci volto più relativista dinamico e moderno di Pirandello, futurista da accademia. Badato cb© questi confronti non sono rivendicazioni: noi siamo tra quelli che ai tempi dello famose polemiche mandavano congratulazioni a Tilghcr por la stroncatura del vecchio teatro o facevano brindisi a Lucio d’Ambra eh© si divertiva a dimostrar© l’inconsistenza del nuovo Rivoluzionari contro le classi dominanti e conservatori contro i sovversivi. Il primo poeta del commesso viaggiatore. La letteratura italiana intorno al ’90 fu romantica e milanese. Con Ferrari s’ora «penta l’ultinm vena goldoniana c garibaldina. Goldoni o Garibaldi patrono nel teatro dialettale, nelle «cene provinciali: c questa fu l’autentica letteratura popolar© dell’» Itafictta di Umberto I». Milano invece aveva bisogno di una «letteratura nazionale», e con Rovella ebbe la poesia dell’impiegato sentimentale, © deluso nella grande città. Rovella non fu dinamico o futurista perchè no» era stato ancora inventato lo sport. Ma, nonostante l’anima buona del poeta, i suoi commtusi viaggiatori ribelli affamali sono capaci di qualunque avventura e di qualunque furore e il povero Rovctta è un cattivo scrittore perchè costretto a discutere con questi scamiciati, a predicare loro onesti ideali, a giustificarli con indulgenza sentimental© e con la teoria della miseria sociale. Praga, Il romantico della “crisi,. Invece il mondo di Praga vuole essere il gran mondo. Nello sue commedie la borgheoiu nula* lies© vive di reddito, frequenta i teatri, considera l’adulterio con elegant© filosofia parigina crede, dopo l’adiiUerió, di avero conquistato qualche diritto di considerarsi europea. Ma non c’è in Praga soltanto il convenzionalismo borghese, del verismo o dol semplicismo positivista. L’autore della Maglie ideale è un giovanotto dluinvolto, pessimista, cìnico, amaro. Ha indovinato prima di Pirandello la sfrenata volontà di potenza di quella plutocrazia cho egli si trovava ad otoervare nei luoghi di divertimento e di ozio. S© Pirandello fosse capace di costruire un carattere di donna.se sapesse esprimere una contraddizione femminile, le sue donno sarebbero Giulia della Moglie ideale, Nicoletta dello Crisi, Lucia della Morale della favola. La curiosità psicologica di Praga ha subito afferrato questa anime, l’eleganza dei loro sofismi, lo squallore del loro relativismo morale. Qualche volta li ha voluti trattare da eroi, eroi della terza Italia, dimentico che la plutocrazia offro soltanto* fantocci di legno od equivoci morhli. Il teatro di Praga sarebbe stato felice a© egli si fosse- accontentato della sua vena di posta della contraddizione o di umorista implacabile della crisi moral©. Ma egli ha temuto di oembrar© troppo diabolico c negatore cd ha inseguito il fantasma di un intreccio romantico © di un contenuto drammatico. Scrittore nato della borghesìa ha dovuto regalare ai suoi affaristi un’oncia d’ideale o una pasticca di umanità, Ibsenismo a dosi borboniche BrAcco, spirito più indipendente, proferì de. dicarsi a Ibscn. No uscì corno Butti, stritolato. Ricordate la Corta al piaceret Brand, strappato dall© gelido alture Kantiano e venuto a transazione colla sensualità. Butti è infatti il romantico che ha paura del pemimismo, © ci offre maschere colorito di salute artificiale nello quali cerchiamo invano il fondo di amarezza che l’.tu turo li aveva annunciato come caratteristica della sua rigorosa solitudine. Ma forso *in Butti c’è un sottile rimpianto poetico di dover venir© a patti con le mistificazioni di una civiltà di predatori. Invece Bracco era un comico nato. Chi saprebbe scrivere oggi col suo garbo una commedia vivace con dialogo trascurato © leggero come l’/n/tilde o il Perfetta Amore? Sarebbe stato un buontempone quasi fino, un piacevole cromata mondano, capace nei momenti di malumore di trovar© una sua vona nascosta di tribuno generoso © di tuonare contro i pravi tempi. Volle dalla sua mal’nconia untuosa c morbida di napoletano monotono ricavare problemi ibscniaui c vi si applicò con la tecnica teatrale di Dumas cho s’adattava perfettamente a un mondo enfatico e oratorio, di tipo borìjonico. Quale pricologia e quali Ioni no siano derivati.si può vedere dall’isterismo del Piccolo Santo e dal daniiiiiiriuntuino della Pic.nla Ponte. E’ verissimo cho questi d nini marei dcmcuieali possono offrire a un attore come. Buggeri più materia di emozioni |i;>jx»lari che gli arzigogoli del (/fuoco delle Parti E a Bracco noi non rimproveriamo di aver fatto del teatro vecchio, siamo desolati eli© abbia voluto faro del teatro nuovo. Tignola, cenclaiuolo di Prato Polche questa società di banchieri © di avventurieri si faceva sempre più esigente, © voleva la- crisi d’anima, e il dramma storico e il teatro all’aperto e i costumi di Cnramba, Bend li deci>© di chiudenti per cs«a in biblioteca. Allestì progetti mistici, aduttcrii quattrocenteschi, ’ogni di destini imperiali. In questo mistificazioni l’astio’o estro del avp;.scolare fallito ha cercato di disegnare h. sua autobiografia, dando colori retorici alla propria mediocre perfidia. Ma la critica definitiva dell’ero? Giannetto è stala detta da Tina di Lorenzo quando dimostrò id-litica con il suo temperamento fcmminilo la nu-zza anima di questo fiorentinaccio, becero o fazioso. La storia di Sem è In storia di una scimmia di D’Annunzio e la sua malinconia lirica è disarmata da una grammatica rabbiosa o impotonto. Il padre del grottesco.Viccodemi è più un eclettico cho un buongustaio. Cosi por quasi dicci nimi è utato il pi»’ tipico o fortunato scrittore itnliano di teatri • od è infatti un drammaturgo di importarione. La casa produttrice si chiama BernsteinUéjauc. Senza la Hcjnnc © il noviziato parigino gli italiani non avrebbero conosciuto quc.ly curii so avventuriero del teatro, cinico dell’abilità gicrnblisU del palcoscenico: un vero prodotto di lusso. Ma Niccodemi non ha nel sangue la ’brutale e meccanica mondanità delle belle tradizioni parigine; il suo è un giuoco rude © uterilo di combinazioni ora troppo goffo, ora poco agili. Gli manca un pubblico che secondi c uottolinei il manrlc-vismo della sua malizia; ed è costretto allora a farsi tribuno militante, a prendere sul‘serio l© tesi sociali del Titano e della I i.ddta o il senti men tale snio balordo di Svampalo e della Maestrina. Il suo finiamo lo pollerebbe a restare osservatore dei suoi {MM’soimggi a schernirli capricciosamente. Conoc-c. lido i goffi artifici e le sfron’tate esibizioni del teatro © degli spettatori, Niccodemi li ha trattati come materia ignobile di speculazione, ha fatto del rancido sentimentalismo oon una bestemmia a fior di labbra, od ò «-rato galantuomo almeno nel profanar© i oogn d’arto ipocriti con una grottesca ironia. Un figlio di guerra Gli successo un ragazzo più svelto di lui: del grottesco © dell’ironia costui fece una nuova poetica. Al suo grottesco trovò un titolo da provinciale sentenzioso: ha maschera e il volto © cominciò a spacciarne la formula come sperifi.l’Sii teat-cr- italiano era finalmente nato!.? formula, per arricchiti di guerra © allievi di Hennoquin e Weber era questa: una situazione borghese elomentarltsima + battute rapidissimo - definizioni filosofiche bolso + cretinismo uentinicntale + ventidue o ventitré tradimenti + balli + musica-f allegria; previsto le sceno vuote, 1© papere degli attori, 1© bucce di arancio del loggione, tutto al.superlativo, tutto in violenta esuberanza e in elettrizzante disordine. Per la prima volta le risosi dirigenti italiane si vedovano diventate centro del giuoco, potevano immaginarsi di interloquire nello spettacolo serale 0 di importare il pariginismo ambigiio dei loro salotti equivoci nello sfondo di una scena classica. Chiarelli era un perfetto professor© di bell© maniere. S© si vuole il segreto drlln fortuna ili questo ucrittoro mediocre, più noioso di Cavacchioli e di Antonclli, bisogna pensare che egli ebbe il genio della moda © il gusto del pettegolezzo, coni© un banchiere improvvisato in anni di inflazionismo monetario. Benelli a Cuneo Nella vita italiana come tutti sanno ha importanza il regionalismo, amore del campanile; ogiri provincia vuole avere il suo D’Annunzio: Cuneo ebbe Nino Bcrrini, eh© oggi non dedica più i suoi versi a Giovanni Giolitti. Bcrrini veramente non copiò D’Annunzio: si accontentò di Benelli come modello mezzano. Noi abbiamo conosciuto Bcrrini prima che fosse celebre, quando oi destreggiava tra le attrici, critico drammatico e drammaturgo in mice. Una nostra indiscrezione ora ci parrebbe quasi un tradimento perchè lo abbiamo stimato un rude c resistente lavoratore sin da quando preparava 1© silo campagne liriche © ci uapeva diro esattamente di quante parole dovesse comporsi un atto comico gradito al pubblico © quanti minuti convenisse durassero le scene e in quanti versi dovesse sfare una parlata d’nmore. Berrini sa mollo bone eh© il teatro italiano è una mistificazione, un campo aperto al primo Occupante: gli basta pensare eh? per qualche anno toccò proprio a lui la parte del caposcuola. Liolà a Corte Pirandello invoco cominciò sdegnando gli c. nori. Faceva il rivoluzionario o voleva vedersi intorno soltanto dei giovani. Pareva uno spirito bizzarro: un siculo nomade, non di pariti «aracena come Borges», ma dei più antichi autoctoni appena grecizzato. Dovendo staro a Roma, si teneva guardingo e sospettoso in aperta campagna e si divertiva in maldicenze contro i potenti. Questo professor© di maestre tra la correzione di un compito o un motto di spirito veniva scrivendo corto novello arguto cho tra i suoi contadini di Girgenti sono quasi un patrimonio uvito: novello ih creature derelitto; e nel tono del raccontatore saj)©va introdurre il patetico della sua rassegnazione languida di maestro, vittima negletta della società. Se si vuol dire il vero, da’ questa prosa nata nella provincia più disgraziata d’Italia, la «letteratura nazionale» era ancor più lontana che dalla robusta vena epica di Verga. L quando tentò il teatro, sempre tra un dovere d uffici© e uno svago letterario, come por aiutarsi a vincere senza impazienze il auo gramo destino Pirandello foc© ancora del teatro dialettale. Quasi fu per amore © fedeltà ad un suo conterraneo, Angelo Musco. E infatti di Liolà, prima comm.dia pirandelliana. Angelo Musco, cho non era ancora un comico sciupato dal pubblico dello grandi metropoli, fece la sua creazione più bella, Ira il melanconico, il tragico© l’antico. Liolà è un mito solare, un festoso trionfo di jxipolo, uno schietto canto fiabesco. Una Mandragola agreste, vissuta nella malizia del villaggio, trasformata in un canto epico alla feeondilà E’ probabile eh* Pirandello metta oggi Liolà tra le opero rifiutato non l’ha ristampata e Tilghcr, suo interpret© autorizzato, non no ha mai fatto cenno. Ormai Pirandello è sicuro di essere diventato il poeta di ima nuova civiltà, il relativismo. G!i hanno fatto inventar© il teatro della doppia verità.più antico di Shakespeare. E’ vero cho alla sua sveltezza di siciliano è riuscito talvolta specialment© nei Sei personaggi in cerca di autore di trovare Ioni modernissimi di poeta della, dialettica, ma questo è un giuoco troppo arrifchiAto e sottilo perchè giovi ripeterlo. Vestire gli ignudi, La vita che ti diedi, Ciascuno a sua modo © prima // giuoco della parti, Purica IV ©ce. mostrano un Pirandello aulico ó pedant© cho rovesciando 1© formulo tradizionali crede di aver scoperto un filone di poema. Tolto alla sua malinconia incolta patetica e agreste, portato in mezzo ai problemi contemporanei chi non intende, Pirandello si è fatto futurista © profeta di dinamismo: il suo dialogo è diventato polemico, giornalistico. © spoglio di candore © il suo mondo si è popolato di sradicati o di giocolieri. 6 Rosso di San Secondo, satiro Se Pi randello è un passato, Rosso di San Secondo non è più una promessa. La tragedia del mediterraneo, ci è diventata stucchevole. Sappiamo troppo bene che tutto il suo teatro non gli è servito che a corteggiar© attrici. Nel dissidio tra l’ardore dello zolfo e le brume dei giardini nordici ha espresso la più frenetica ©tona di fatti personali. Ha -sognato villo lussurio, «c. appagamenti voluttuosi, folli avidità: ha cantato l’angoscia di non poter sensualmente chiudere la primavera in un sapor delta bocca, ai un fremito di narici. Chi ricorda un Rosso di San Secondo lirico di fini sorrisi e di perplessità di vagabondaggio trova noi suo lontra soltanto l’impotfnra di un Satiro scatenato. Conclusione ’ Ora se tali sono i capiscuola diteci voi, lettori 1,, 1 rn,lno i giovani, quali le promesso e il dima del teatro Italiano. SILVIO ALFIERE. 1926 Noi 1320 il Baretti sarà una Rivista agile, spregiudicala, scrina tutta da giovani, italiani o stranieri, che hanno qualcosa di nuovo da diro» non dadffendere una inedlocro fama professionale. Per la sua tradlalono IL BARETTI 0 gli riconosciuto corno II glornslo italiano più seriamente informato rii coso europee. Gii abbonati si uffrottino a rinnovar© l’abbonamento. Chi ricevo in Rivista 11 titolo di saggio si abboni. Il prossimo numero sarà solo più spedito a chi è In regola con l’amnilnhl razione. Gli amici ci maialino l’abbonamento sostenitore © ci trovino nuovi ubbonuti. Pubblicheremo.nel prossimo numero l’elenco dei signori che hanno ricevuto IL BARETTI per tutto il 1925 © non hanno ancora pagato l’abbcuamento scaduto. Spediremo volentieri numeri di saggio a indirizzi di probabili abbonati.