Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/195

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124 parte prima

La quale è formata dalla ragione che non apprende nulla, che non aspira a nulla,1 e nel Mahâyanâ tien luogo dei Nirvâna incompiuto; o di quello stato di beatitudine che, secondo l’ultimo svolgimento dell’Hinayana, si può acquistare innanzi la morte. Il Bôdhîsatva è appunto l’essere che è giunto all’acquisto di questa scienza o Bôdhi, e che non aspetta che il suo tempo per divenire un Buddha perfetto. Questa intelligenza perfetta (bôdhi) può esser conseguita da ognuno. Tutte le cose animate hanno la natura del Buddha;2 ma a tale stato non si può pervenire collo spirito confuso e turbato, perciò si dice che non v’ha natura di Buddha.3 Ma tutti gli esseri devono diventare Buddha,4 perchè tutte le vanità sono germi di Buddha, cioè a dire tutte le azioni conducono in seguito alla vocazione di Buddha.5 Per giungere a ciò bisogna assolutamente formarsi la nozione vera sulle cose del mondo (sulla dottrina del vuoto), ossia bisogna persuadersi che i cinque skandha (le parti che compongono i corpi viventi) non sono reali nè veri; e che tutto ciò che esiste, non è tale, altro che per opera del nostro pensiero.6

La scienza dunque che spiega la dottrina del vuoto universale, che insegna a non dar ricetto ad alcun pensiero o nozione intorno ad oggetti esterni, è il mezzo che conduce a quell’eterno riposo, a quella suprema felicità, per ottenere la quale era mestieri, nel Buddhismo dei primi tempi, d’essere compresi dell’infelicità dell’esi-


  1. Ratnakûda, in Wassiliew, p. 155.
  2. Mahâbherihârakapaivarta sûtra, ibidem, p. 150.
  3. Nirvâna sûtra, ibidem.
  4. Saddharmapundarika sûtra, ibidem.
  5. Vimalakîrti, ibidem, p. 152.
  6. Ghanavyûha sûtra, ibidem, p. 161.