Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/358

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parte seconda 283

particolar modo allo Shang-ti»;1 non pertanto si dà il nome di Kiao anche alle cerimonie consacrate al Cielo o al Thien, e a quelle consacrate alla Terra. «Nel solistizio d’inverno, dice un dizionario cinese, si sacrifica al Cielo, in su i confini meridionali (Nan-kiao); e nel solistizio d’estate, si sacrifica alla Terra, in su i confini settentrionali (Pei-kiao); laonde i sacrificii del Cielo e della Terra si chiamano Kiao, ossia a’ confini».2

Le offerte, che si facevano sull’ altare, affine di propiziarsi il Cielo, la Terra, i Genii diversi e gli Spiriti dei trapassati, consistevano specialmente in animali. Talvolta le vittime erano un bue, un maiale e una pecora, che costituivano i San-sheng;3 tal’altra erano un cane, un maiale e un gallo o altro volatile di questo genere, e formavano il sacrificio dei San-wu.4 Si offrivano anche de’ pesci di varie specie;5 come pure si offriva del vino,6 o meglio quel tal genere di liquore fermentato, che nell’estremo Oriente è bevuto in luogo di vino: anzi il re Wén, per evitare i mali effetti che può produrre tale bevanda, ordinò che venisse usata solo nei sacrificii.7 I cereali8 e le vivande belle e cucinate erano tra le cose degne di essere offerte nelle cerimonie, di cui ora si parla.9



  1. Lun-yü, xix, 6.
  2. Khang-hsi-tse-tien, clas. 163, f. 74, v.
  3. Shih-king, ii, iv, vi, 2.
  4. Shih-king, ii, v, v, 7,
  5. Shih-king, iv, i, (ii), vi, 1.
  6. Shih-king, iv, i, (ii), iv; iv, iii, ii; iii, i, v, 4; ii, vi, v, 1.
  7. Shih-king, i, vi, i, et al.
  8. Shih-king, ii, vi, v, 1; iv, iii, ii.
  9. Shih-king, v, xiii, 7, 15.