Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/360

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parte seconda 285

Inferno, c’è un mondo de’ morti, come ce n’è uno de’ vivi; questi hanno il dovere di rispettare, onorare, venerare i primi; e gli spiriti dei morti hanno a lor volta quello di vegliare che le cose de’ viventi vadano secondo giustizia, e di procurare loro felicità, quando se la meritano. Imperocchè gli spiriti dei defunti hanno una potenza eguale a quelli della Terra e del Cielo, e anche dello stesso Shang-ti; trascurare il culto degli antenati, è attirarsi tutte le calamità possibili, nello stesso modo che trascurare il culto dello Shang-ti.

I Cinesi, come abbiamo detto, non avevano sacerdozio. Il sovrano, i principi, i ministri, i dignitari di corte officiavano secondo il loro grado, nelle occasioni dei sacrificii. Vi erano dei magistrati incaricati specialmente del regolare andamento del cerimoniale religioso, ma non formavano una classe distinta dagli alti magistrati civili; è spesso era un modo di rimunerare un officiale di corte, l’affidare a lui una parte più o meno onorevole nell’adempimento del rituale, tenuto ne’ sacrificii.1 L’ordine gerarchico che gli antichi Cinesi tenevano nel culto, stando al Li-ki,2 era il seguente. L’imperatore sacrificava al Cielo, alla Terra, a’ grandi monti e ai gran fiumi, e ai Genii protettori dell’agricoltura; i principi feudatarii ai diversi Genii terrestri in generale, e singolarmente a quelli de’ monti e de’ fiumi compresi ne’ loro domimi: i Grandi dello Stato sacrificavano soltanto ai Cinque Genii tutelari. Tutti poi, Imperatore, Principi e Grandi erano tenuti a sacrificare agli antenati: il popolo, solamente a questi.

Il culto degli antenati è, in vero, la pietra angolare di


  1. Shu-king, v, xiii, 7 e 15.
  2. Li-ki, v. Wang-ci.