Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/424

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parte seconda 349

lettera Yuen-mei ringrazia altro dotto cinese pel dono di un libro di studii sulla cronica di Lu, in cui si caldeggia l’autenticità del testo antico. «Ho ricevuto il vostro libro, scrive Yuen-mei, e ho davvero ammirato la vostra erudizione. Mentre si vede che avete messo a profitto gli scritti che Tan-tsu e Cao-khuang avevano già fatti sul medesimo argomento, bisogna anche convenire che voi gli avete di gran lunga superati: in quanto poi all’opera di Hu An-ting, essa è divenuta affatto inutile, dopo la vostra. Nondimeno, scusatemi tanto, io conservo i miei dubbi sul Chun-thsiu: e continuo a credere che non sia di Confucio. Confucio non parla mai di sè come autore di qualche libro, ma sempre come trasmettitore, conservatore dell’antica dottrina. Scrivere il Chun-thsiu era affare degl’istoriografì. Confucio non era istoriografo; ed ha anche detto, che colui che non ha un certo particolare ufficio, non deve immischiarsi negli affari del medesimo. Ora perchè avrebbe egli usurpate le attribuzioni d’istoriografo, e fatto in vece loro l’opera che a essi soli spettava di fare? E quando Mencio gli fa dire: I fatti registrati in questa storia saranno quelli che mi faranno conoscere: da essi i posteri mi giudicheranno, gli fa far la figura d’un principe senza principato; perchè nella Cronica si discorre dei fatti dei principi di Lu. Ora Confucio non ha mostrato mai il desiderio di passar per tale; e in ogni modo i ministri e i magistrati non avrebbero sopportato una tal cosa. Inoltre, di tutti ì libri classici che ci conservano memoria di Confucio e della sua dottrina, nessuno è maggiormente verace del Lun-yü: e questa scrittura c’insegna, che argomento di studio del filosofo erano il libro delle liriche (Shih-king), quello delle istorie (Shu-king) e il codice del cerimoniale