Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/429

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354 parte seconda

In quanto poi a ciò che gli autori affermano esplicitamente, che cioè Confucio scrivesse il cemento al Ceu-yi, o alle dichiarazioni composte da Wén-wang e Ceu-kung ai diagrammi dell’imperatore Fu-hsi, s’avrebbe a credere che questa almeno fosse al tutto opera del gran savio di Lu. Ma se egli avesse in verità scritto siffatto cemento, come avrebbe espresso il rammarico di non aver vita sufficente per darsi allo studio profondo di quel testo misterioso?1 A mio credere, il libro in cui si scorge l’opera di Confucio, o d’alcun altro prima di lui, ma più probabilmente di lui stesso, è lo Shu-king. Questo libro ha tale unità, tal ordinamento nelle materie, tal modo di esposizione, che non si può supporre, come per la Cronica di Lu, che siano le tabelle degli istoriografi riprodotte precisamente come furono scritte da loro, e come si serbavano negli archivi del governo. Qualcuno deve aver dato a questi ricordi storici quell’ordinamento, in quella forma letteraria che si legge oggi; e costui se ne può riguardare a buon diritto come autore; perchè l’opera che vi spese non fu certo quella d’uno che non facesse che raccogliere, senza un concetto prestabilito, documenti quali gli venivano a mano, per renderli pubblici.

La quistione in cui siamo entrati è di natura da richiedere troppe più serie e più lunghe ricerche, di quelle



    che l’odierno Shih-king si componga dei frammenti che rimangono delle diverse collezioni poetiche fatte durante i primi regni dei re di Ceu. Chinese Classics, vol. iv, parte i, proleg. p. 5, 25.

  1. «Se mi fosse possibile, dice Confucio nel Lun-yü (vii, xvii), aggiungere alquanti anni alla mia vita, ne vorrei passar cinquanta a studiare l’Yi-king». E poco più sotto (vii, xviii): «Il Libro dei Versi, quello delle Istorie e quello dei Riti, erano gli abituali argomenti al suo ragionare».