Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/9

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IV introduzione

si studiasse scevri da pregiudizio, se si giudicasse con amore e carità, saremmo maravigliati di trovare tante bellezze e tanti veri, in mezzo alle nuvole delle antiche mitologie; tanti eccellenti insegnamenti di buona morale, in mezzo alle varie dottrine di molti popoli.

Lo studio delle religioni, più d’ogni altro, ha bisogno d’uno spirito libero da ogni idea preconcetta; e per quanto sia all’uomo difficile impresa spogliarsi de’ pregiudizii, e di alcune sue idee bene accette, dobbiamo pur non di meno cercare d’imprendere tale studio con la maggior possibile imparzialità, e con la maggior possibile serenità di mente. Noi viviamo oggidì in un tempo, in cui l’uomo culto s’è conquistata una sufficiente libertà scientifica, e in cui l’intolleranza, per quanto tenti ancora di commovere gli animi, si nasconde, vergognosa, sotto più modeste spoglie; sì che il mondo morale, come il mondo fisico, è divenuto, al presente, libero oggetto delle severe ricerche della scienza.

La importanza dello studio delle varie credenze del genere umano, come aiuto grandissimo alla filosofia, alla storia, e specialmente alla etnografia, è cosa da non porsi in dubbio. La Lingua e la Religione, più che il sangue, son quelle che formano un popolo, che costituiscono un Etnos; ma la Religione, dice bene a ragione il Max Müller, è a questo fine un agente anche più poderoso della lingua. «Un popolo, scrive