Pagina:Il Dio dei viventi.djvu/186

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Ancora la stessa brughiera, le stesse rocce fantastiche, gli stessi lecci solitari raccolti a guardare solo il giro e lo stendersi e il ritirarsi della loro grande ombra come pensatori ripiegati a studiare il vano gioco dei giorni vissuti; ancora gli armenti al pascolo; le pecore protese a bere fra i giunchi del ruscello tutto lucido e chiaro e ben delineato tra il verde e l’azzurro come nei quadretti di maniera: ancora i buoi pazienti che trascinano il carro, e il servo almeno per un giorno ridiventato buono che chiede solo la gioia del suo lavoro: e su tutte le cose l’alito puro del mare.

Ed ecco il mare. A poco a poco si avvicina, dapprima come una striscia argentea fra una macchia e l’altra della brughiera, poi sempre più largo e alto fino al cielo. La serva, anche lei sul carro, lo guardava sbalordita presa da un senso di soggezione e di paura.

— Io entrare lì dentro? Entrarci vestita? Per non uscirne viva, vero? Per l’anima mia, no, io non entro.