Pagina:Il Ducato di Trento nei secoli XI e XII.djvu/20

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 16 —


presso alcuni vescovi tedeschi, creature dei tedeschi Cesari, come fu un Altemanno, un Gebardo, un Adalperone, un Salomone.

Da una carta del vescovo Altemanno del 1124 sappiamo che promiscuamente latini e tedeschi erano i molti nobili e ministeriali in essa segnati quali testimoni. Da documenti di quel secolo apprendiamo che i signori di Pratalia, di Clesio, e di Pergine primi, vivevano colla leggo sovrana, e quindi erano italiani od italianizzati; il distretto di Pergine poi si governava colle leggi longobardiche o saliche, o perciò quelle genti dimostravano essere promiscue.

In quanto al linguaggio qui si parlava il Ialino volgare od antico italico sino nelle vallate più prossime al Brennero. Del che è prova il rinvenirsi nei documenti molti nomi italiani di monti, colti, boschi ecc., come sarebbero a dirsi Campo lungo, Fonduta frigida, Pietra forata, Valle glara (ghiaja), Ponte della costa, Traversara, Monte gola, Dosso allo, Pozzo major e simili. E siccome queste voci del popolo hanno forma italiana, cosi de vosi con tutta ragione ritenere cho il volgare italiano fosse la lingua usata dall'universale.

Nulla meno nella contea di Bolzano, più prossima alla Germania, era maggiore l'infiltramento del tedesco, non però qual lingua generale, perchè vi si parlava l’antico retico latinizzato, dialetto che si estendeva per tutta la catena delle Alpi sino in Francia, dove col Provenzale aveva grande analogia, e di cui abbiamo ancora degli avanzi nella valle di Badia sui contini del Bellunese. Anzi la tradizione vuole che e nella valle Venosta e nella Sarentina, ancora nel decimoquinto secolo, si parlasse il Ladino, che così chiamano quel vernacolo, il quale dovette via via dare luogo al tedesco prevalente per forza nei secoli a noi più vicini. Uno dei più antichi monumenti di lingua volgare ci è conservalo dal Sinnacher nei suoi studi storici sulla chiesa di Sabbiona. È questo un documento di donazione di Tassilone duca di Baviera, dell’anno 788, nel quale si nominano le valli e le alpi date da lui al monastero di Intichinga (ora Innichen) sito alle sorgenti nella Drava e confinanti col Friuli, i cui pomi sono: Rinalva (Rio nell'alvo) Monte plana, Valgrata (Valle grata, gradita,) Valferna ( Valle inferna-infernale ), Maserola (piccola macera- masera luogo ove sostano le pecore di notte), Avala ( diminutivo di Alvo -Albi, in dialetto abbeveratojo ) Valle sella, Slamo. Il luogo poi coccesso ai monaci per’costruirvi il convento è detto Campo gelau (gelato) forma di dialetto prettamente veneziano.