Pagina:Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee - Vol. 1.pdf/206

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e della sua campagna, non è quella che forma di presente lo scopo delle nostre ricerche, cioè dei Carolingi, ma il secolo XII. «Quest'epoca, egli scrive alla pag. 113 della P. IX, mi è sembrato opportuna, sì perchè riguardo a bassi tempi non è nè troppo antica, nè troppo moderna; sì perchè in quegli anni ho scoperto le più abbondanti notizie, che potevano servire al mio intento.»

Appena poi è d'uopo avvertire che alcuni di questi contadi non ci appartengono affatto, ed altri ci appartengono soltanto in parte, e sono quelli di Seprio, di Stazona e dell'Ossola1: dico in parte, perchè, secondo lo scopo che mi sono prefisso, il solo Contado di Stazona è quello al quale dovrò ora limitare le mie ricerche, e nè anco ad esso interamente, ma in particolare maniera a quella porzione ch'è lungo la sponda occidentale del nostro Lago, ossia a parlare con precisione a quella regione, che noi tra poco conosceremo sotto il nome di Vergante.

Tuttavia non possiamo dispensarci dal parlare brevemente anche dei due contadi dell'Ossola e di Seprio, se vogliamo determinare, almeno con qualche probabilità, i limiti del nostro ed acquistare così una sufficiente cognizione dei luoghi ad esso spettanti in un'epoca la più oscura di tutte nella storia della Lombardia, e di Milano e la più trascurata di conseguenza dagli scrittori, specialmente per quella parte del suo territorio chiamato della Campagna.

Il Giulini, come ho detto, ci diede la descrizione di questi contadi coi limiti ch'essi avevano, o ch'egli ha creduto che avessero nel secolo XII. Ma è chiaro che noi non possiamo{{RigaIntestazione|Lago Magg. Vol. I.

  1. Forse giungeva a toccare le sponde del nostro Lago anche il piccolo contado di Bellinzona, se aveva sotto di sè, com'è probabile, anche il piano di Magadino. L'esistenza però di questo contado nell'epoca in discorso è basata sopra un Diploma del 17 novembre 803 di Carlo Magno, che è giudicato falso dal Giulini (P. I, pag. 76). Dirò tuttavia ch'esso Diploma fu testè riprodotto nel Codice diplomatico della Lombardia senza nota alcuna di biasimo, e che il contado di Bellinzona è ricordato più tardi in altro Diploma di Lodovico imperatore del 901, del quale fa parola lo stesso Giulini (P. II, pag. 89 e segg.).