Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/198

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835All’amor suo, qual se minori a lui
Fosser degli anni. Ed ei partìa, scendendo
Come turbo invasor di loco in loco,
Piena la mente d’un pensier di truce
Vendetta, pieno il cor d’alta giustizia.
840Sugli arabi destrier, velocemente
Sospinti in corsa, venne a un loco ameno
Quel drappello d’eroi, là ’ve una gente
Vivea, devota a Dio. Scese in quel loco
Di penitenti solitari e antichi
845E un saluto invïò Fredùn possente
Con lieto core. E allor che in ciel la notte
Si fe’ più oscura, da quel loco a un tratto
Venne persona amica. Avea le chiome
Nerissime disciolte in fino al piede,
850Volto leggiadro qual dell’alme elette
Che stanno in ciel. Di Dio veracemente
Era un angiol costui, di paradiso
Quaggiù disceso, perchè al re novello
Tutte ei svelasse le leggiadre cose
855E le malvagie ancor. Vennegli innanzi
Quale alata Perì, nascostamente
Di magic’arti gli svelò le ambagi,
Chiave che scioglie ogni periglio o danno,
Con arcano poter per ch’egli aprisse
860Ogni mistero, ogni nascosta cosa.
E Fredùn ben conobbe esser divina
Opra cotesta, non inganno o frode,
Non Ahrimàne, e s’allietò, fe’ rosse
Le gote ancor, chè giovinetto egli era
865Di membra e in suo poter più nuovo ancora.
Ma i regi scalchi gli apprestâr frattanto
Lauta una cena e gl’imbandîr la mensa
Degna di sì gran re. Poi che consunto
Fu il cibo apposto, altro desìo gli venne;
870Grave si fe’ quel capo augusto, e sorse