Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/7

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Rimasto in piedi, accigliato, mordendosi le labbra, affondando le dita tra i folti capelli neri, egli si era voltato verso l’uscio, attendendo. L’avvocato gl’incuteva una specie di paura da che si era dato agli esperimenti spiritici. Un giorno o l’altro, quei diabolici esperimenti, povero avvocato, lo avrebbero fatto ammattire! Fortunatamente, fin allora, la sua intelligenza si era conservata benissimo, per ciò il marchese continuava ad affidargli tutte le sue liti e tutti i suoi affari.

A Ràbbato, dove trovarlo un altro avvocato più esperto e più onesto di don Aquilante Guzzardi? Bisognava prenderlo così com’era, con quelle sue stravaganze, che infine provenivano da troppa dottrina. Latinista, grecista, filosofo, teologo, giureconsulto, egli era tenuto meritatamente in grandissima stima anche nei paesi vicini. — Peccato che sia ammattito per gli Spiriti! — dicevano tutti. Il marchese non era giunto ancora ad esclamare così; ma quelle magherie, come le chiamava, lo impensierivano per l’avvenire. E quantunque egli fosse incerto se si trattasse di operazioni diaboliche o di fantasticaggini e allucinazioni, non poteva difendersi dal senso di paura che in quel momento lo turbava più forte, forse perchè il vento, i lampi e i tuoni imperversanti fuori influivano su i suoi nervi e accrescevano l’effetto della solita e invincibile impressione.

Quando l’alta e magra figura dell’avvocato com-