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| Aprile 1889 | SI DISTIBUISCE GRATIS |
Num. 1 |
IL PUGNALE | ||
| Alla forza bruta della Borghesia bisogna opporre la forza bruta, ma intelligente e cosciente dell' individuo e delle masse. | Esce quando puo | Più omogenea è la propaganda anarchica più prossimo e sicuro sarà il trionfo della Rivoluzione Sociale. |
Il nostro giornale, lo diciamo francamente, è e sarà la sfida a tutti i bordellieri di questo inferno sociale; metterà a nudo le miserie e le sofferenze dei lavoratori sarà la critica di tutti i sistemi basati sulla proprietà, autorità e religione; sarà un soldato della rivoluzione.
Il peso delle ingiustizie e delle leggi artificiali ha atrofizzato la dignità e il vero essere del popolo, ebbene, noi, per quanto le nostre forze lo permettono, risveglieremo questa personalità umana dandole la coscienza di se stessa.
Le condizioni dei lavoratori in qualunque nazione, sotto qualunque governo, sia repubblicano o monarchico, o autocrata, sono allo stesso livello, e non permettono, a causa dello sfruttamento e dei meschini salari, di soddisfare neppure i più necessari bisogni dell'organismo. Perciò combatteremo non questo o quel governo, ma demoliremo l'essenza, lo spirito, la natura stessa del governo e delle leggi.
Lo Stato avrà ragione di esistere, ed esisterà fintantoché i marra intatta la proprietà individuale, causa prima di tutti i mali che corrompono la società attuale, quindi i nostri sforzi saranno rivolti alla sua completa distruzione senza di cui riuscirà vano ogni nostro desiderio di miglioramento e rimarremo continuamenta gli schiavi di un padrone, non importa se bianco, rosso o nero.
L'idea di un dio ha servito al potenti per legittimare i loro furti, le loro carneficine e prepotenze, perciò noi, atei per convinzione, non riconosciamo ne possiamo riconoscere un essere fuori natura e che fa l'ufficio di burattinaio. Non volendo padroni in terra dobbiamo per conseguenza distruggere quelli che un'epoca ignorante e barbara ha creato in cielo, e fino a che il popolo adorerà quest'idolo malefico sarà sempre ignorante e miserabile perchè darà motivo ai preti ed ai borghesi di dominare sulla sua coscienza e di farsi rubare il meglio dei suoi sudori.
«Se dio esistesse bisognerebbe abolirlo» è questa l'affermazione grandemente logica che il materialismo pronuncia per bocca di Bakounine.
Per arrivare però a distruggere i cardini su cui basa l'edificio attuale è necessaria la rivoluzione economica consciente del fine a cui tende e per cui vien fatta. Una rivoluzione che avesse per iscopo di mutar forna al governo, che volesse cambiare il presidente a una repubblica, portarei al collettivismo, o non sappiamo a qual altro regime parlamentare sedicente opera, sarebbe una mezza rivoluzione che significherebbe reazione.
Non vi è che una sola rivoluzione possibile e fatale e sarà quella l'uomo combatterà violentemente tutti gli ostacoli borghesi per realizzare l'ideale anarchico e comunista.
Ricordiamolo!
I contadini si agitano! Questa massa nera dei campi, che sembrava insensibile alla nostra propaganda, ci colma di gioia in questo momento e sputa in faccia alla vile borghesia tutto il suo disprezzo e l’odio di tanti secoli.
La crisi economica che attraversa l’Italia e il mondo tutto, ha dato quest’anno un colpo terribile alla miserevole condizione dei contadini e questi, coscienti oramai del loro diritto al banchetto della vita, hanno rialzata la testa. La schifosa borghesia, paurosa sempre e vigliacca, si trincera dietro le baionette dei nostri fratelli soldati e cinicamente ordina il massacro dei poveri ribelli.
Scene di dolore si ripercuotono da Como a Marsala, dal Tirreno all’Adriatico. La miseria è orribile, il {{{1}}} dappertutto e lo stomaco pretende i suoi diritti.
I proprietari intanto scialacquano godono tutti i giorni poco curandosi della miseria che rode le famiglie operaie e dei lamenti degli affamati che, quale protesta, si elevano da tutti i tuguri. Essi dormono tranquilli! Per loro c'è la legge; c'è l'esercito che è mantenuto, per salvaguardare le loro infamie c'è la magistratura che sa mettere a dovere i rivoltosi e assicurate l'ordine pubblico; ci sono i poliziotti, i carabinieri, le guardie daziarie e, forestali che sanno ubbidire all'appello dei capi e fare strage nel popolo, c'è tutta una sequela di aguzzini e di venduti, di prefetti, sindaci, consiglieri, deputati, segretari, parroci, presidenti di sociétà operaie, commercianti ecc., che sanno incutere il rispetto alla sacra proprietà individuale e mettere il bavaglio a chi grida:
O pane o lavoro! C'è il piombo o la carcere, ecco il dilemma che ci pongono avanti gli stupidi e gl'imbecilli che hanno la pretenzione di governarci.
Contadini; lavoratori tutti!
Delle chiacchiere ne abbiamo sentite di molte e fin troppe: ora è il momento di agire.
Siamo noi, dio boia, che produciamo tutte le ricchezze che si trovano accumulate nelle officine, nelle cave, nelle botteghe, sulle piazze; siamo noi, col nostro sangue, che manteniamo il lusso e la boria di questi vigliacchi che passano la loro vita fra banchetti e baldorie, fra teatri e viaggi, nelle aule del Ciarlamento e nei gabinetti, dei bordelli, siamo noi che ci ammazziamo di fatica per assegnare trenta milioni di lire all'anno a una testa di cazzo che si chiama Umberto e altre parecchie migliaia a ciascuno di tutti i suoi coglioni ministri che giornalmente e istupidiscono con le loro buffonate e colla creazione di nuove leggi; siamo noi, lavoratori, che produciamo tutto ció che è necessario all'esistenza sociale e ci sembra che sia venuto alla fine il momento che questo iutto vada a solo profitto di chi lavora e non di coloro che godono una vita da parassiti e da vili fannulloni.
Siamo noi che stentiamo la vita e consumiamo la nostra giovinezza sul lavoro disumano dei campi e delle fabbriche; siamo noi che paghiamo tutte le tasse, che sopportiamo tutti i pesi di questa baracca governativa e comunale; siamo noi che impotenti, perchè soli, dobbiamo soffrire l'onta di vedere le nostre mogli e le nostre figlie corrotte dal sifilitico e laido signorotto; siamo noi che dopo un penare di 40 anni siamo costretti a stendere la mano ai passanti o di finire i nostri giorni sul pagliericcio d'un ospedale, se arriviamo a tempo e se siamo troppo ammalati per avere un posto; siamo noi che dopo avere inondato il commercio, l'industria i mercati d'ogni sorta di prodotti desideriamo un tozzo di pane e vediamo la grassa borghesia chiamarci canaglia perchè anche noi sentiamo il bisogno di dover e di voler vivere;
Ma ora i contadini hanno mostrato di essere uomini, continuino ad agitarsi e la Rivoluzione porrà fine a tutte le nostre miserie. Agiscano, ma senza pregiudizi. Sappiano che la terra è di chi la lavora e non del proprietario {{{1}}} che non ha fatto mai nulla; si mostrino senza pietá per nessuno perchè nessuno ha avuto pietà per essi. Giù, si brucino i municipii e le prefetture, le caserme e le banche, gli uffici notarili e quelli del registro, le parocchie e le stamberghe e si pigli possesso dei palazzi buttando dalle finestre tutti i grassi, borghesi e le loro puttane. Si dia tosto l'assalto ai magazzeni che contengono i viveri e le stoffe per coprirsi; si rompano i fili telegrafici, i binari e le altre vie di comunicazione; si agisca più che è possibile nelle vie strette è tortuose; si spezzino i condotti d'acqua e i tubi a gaz, si dia a questi il fuoco come pure a tutti i palazzi dietro i quali può sostenersi l'offensiva, protetti dall'incendio. Contro l'esercito, quando questi si mostra vile, tutti i mezzi di difesa sono buoni, però è necessario, essendo poco armati, di esporsi il meno possibile sulle piazze e sulle strade larghe. Le barricate, la pioggia di tegole o di acqua bollente, il getto di frantumi di vetro, o di chiodi dalla larga cappocchia, (ciò per la cavalleria) e di tabacco da naso o di bombe di dinamite o altro, se ce ne sono, danno dei bei mezzi di diresa che prolungano la lotta e permettono la possibilità di altre risorse. Si agisca di propria iniziativa, si scanni e si bruci dove vi è stato un torto o dove si riparerà a un'ingiustizia passata; si odii troppo se si vuole amar molto in avvenire. La rivoluzione si faccia senza capi e se questi si presentano, siano per loro le prime schioppettate. É tempo oramai di éonvincerci che tutte le rivoluzioni furono vinte appunto perchè il popolo è stato sempre minchione di crearsi dei capitani e di farsi trascinare d da essi: la rivoluzione, invece, dev'essere fatta dal popolo e pel popolo, quindi non si dia scampo alla borghesia. Re, papa, ministri, senatori, deputati, sindaci, consiglieri, preti, e scendendo giù fino all'ultima mignatta, fino all'ultimo proprietario, ecco i nostri dissanguatori; è il solo pugnale che ci può sbarazzare di essi e renderci, liberi. Non si dimentichino ciarlatani e tutti i masturbatori delle aspirazioni popolari! Ognuno di noi farà il suo dovere nella località in cui si trova.
Quando la Borghesia sarà stata affogata nel proprio sangue, quando il popolo sarà purgato di tutti gli esseri estranei al ben vivere collettivo, quando la bufera rivoluzionaria sarà passata, allora, si dia mano al nuovo assetto sociale. Si regoli la produzione in modo che equilibri col consumo risponda ai bisogni di tutti gli operai si affratellino per mestiere estudino i mezzi per alleviare il lavoro manuale è dare maggior impulso all'attività meccanica; la terra, considerata come strumento di lavoro, sia messa a profitto dal lavoro dei contadini associati, insomma, è impossibile tracciare un quadro ora, si cancelli ogni ombra del passato e si crei la nuova e grande famiglia umana in cui tutti vivremo lavorando senza capi, senza preti, senza proprietari, senza eserciti e polizie, e avendo per massima: Da ciascuno secondo la possibilità delle sui forze, a ciascuno secondo i suoi bisogni. Uno per tutti, tutti per uno.
Viva la Rivoluzione Sociale anarchica!
Oramai le calunnie dei politicanti e dei, cosi detti gradassi od uomini di genio non ci fanno più ne caldo nè freddo. Abituati da un ambiente pestifero a sentirne sul nostro conto di ogni specie ed a vederne di tutti i; colori, ridiamo con disprezzo dei nostri fanfaroni, ed all'occorrenza un buon pugno sul viso lercio da ragione a chi spetta.
Non temiamo le ire di nessuno, ma agguerriti aspettiamo. Aspettiamo la morente borghesia col fiele nel cuore, abbiamo sete del suo sangue e vinceremo.
Vinceremo! perchè i nostri petti infiammati d'un ideale d'ordine, di scienza, di amore, intangibili sfideranno i furori dei mercenari, e, perchè sacrati alla Morte, non desisteremo che a vittoria compiuta.
Vinceremo! ci vuol poco a capirlo.
Sbandati su tutti i punti della terra o sfibrati dalla miseria che ci rode ed uccide; vittime insaziate di insaziabili vampiri, l'animo nostro nutrica furente l'odio ai tiranni e si prepara alla riscossa.
La nostra bandiera sorvola maestosa sui campi della lotta e il fulgido bagliore snida i vili vermi che strisciano sul letame sociale: li arresta, li uccide, li brucia.
Li brucia, e sperdendo ai venti le putride ceneri di quei lombrici umani, assegna ai popoli un'era novella di libertà e benessere: di Comunismo e Anarchia.
⁂
Oggi è la cattedra che gonia e pettoruta sputa bava iraconda sull'esercito dei deboli e sghignazza e sorride; oggi è il ministro Tizio che progetta impiastri e palliativi da applicarsi agli occhi del popolo, chiamandoli con ampollosità da predicatore, riforme sociali; oggi vediamo uomini, un di tra noi, corrotti dall'aria mefitica, d'un pantano abdicare ed insultare i santi prin-