Pagina:Il Sofista e l'Uomo politico.djvu/68

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La teoria del Sofista. 57

perchè il momento immediatamente dopo è diventato già un’altra cosa, e quindi argomentavano: se ciò che non si percepisce non è niente, poichè il Non essere non può essere percepito, il Non essere non è niente: il falso è Non essere; dunque il falso non esiste1. Questa del resto non era che un’applicazione singola d’un principio generale. Isolando i sofisti la cognizione all’istante immediato della sensazione, ne isolavano anche l’oggetto da tutti i predicati da esso differenti. “L’uomo è buono„ per loro non poteva dirsi, ma solo “l’uomo è uomo„. E fu questo il principio accettato dai Megarici e dai Cinici2.

Ma per porre la tesi nei suoi veri termini, vediamo innanzi tutto quale valore sia da dare alle parole; che cosa significhi Essere, e che cosa Non, e in che senso Platone le abbia usate.

Parmenide aveva affermato che l’Essere è, che è inseparabile dal pensiero, immutabile, eterno, assoluto; e Platone in sostanza muove da questo concetto. Ma poteva questo Essere, questa entità, essere estesa all’uso della logica comune, in modo da intendere in questo senso anche quell’è3 col quale congiungiamo il predicato al soggetto? O non ci ha niente da fare?



  1. Cfr. in Euthyd. p. 284 un sofisma affatto analogo sul non potersi dire il falso: cfr. pure Crat., p. 429 DE.
  2. Soph. p. 251 B. Questa questione, nota bene il Gomperz (O. c. p. 144 sgg.), non è così sciocca quanto pare. Nel medio evo essa si ripetè nella lotta tra Nominalisti e Realisti; e nei tempi moderni fu rimessa a nuovo da Giovanni Federico Herbart e dalla sua scuola.
  3. Non mi pare senza importanza il notare che l’Essere di Platone è sempre τὸ ὂν, e mai τὸ εἶναι: la stessa scelta costante dell’un vocabolo in confronto dell’altro indica come Platone ne intendeva costantemente il concetto: τὸ ὂν è sostanza, τὸ εἶναι potrebbe essere astrazione. La nostra parola ente ha il difetto di inchiudere il principio di personalità, e avendo perduto in italiano il carattere di participio, mal si presta molte volte a rendere il valore del participio greco.