Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/38

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30 IL VENDEMMIATORE

LXXXI.


    Chi non fa questo iniquamente pecca,
Ed è quasi ministro del suo danno:
Chè l’erba verde al miglior tempo secca,
644Nè frutto alcun promette al fin dell’anno.
Mirate come sugge e come lecca
La terra quell’umor; di quì l’inganno
Senil veder si può, di quì far prova,
648Com’uom che più la bagna, e più le giova.

LXXXII.


    Ecco di vaghe donne nobil calca,
Di cui spiacevol vecchia è guida e capo:
Pon mente alla donzella che cavalca
652L’animal ch’è sacrato al Dio Priapo;
Che par mentr’ella gli omeri gli calca,
Che ’l buon asino allegro rizzi il capo:
Dimmi, qual pensi, ch’abbia più del fiero,
656Il tuo, giovane bella, o il mio destriero?

LXXXIII.


    Guarda quante altre belle su i tappeti
Dagli stessi animai si fan portare:
Par, che conoscan gli animai discreti
660Le some ch’hanno addosso, dolci e care;
Onde van ritti il capo e gli occhi lieti,
E fan di grida l’aria risonare.
Credo che dica ognun nel suo idioma:
664Avessi io sotto, come ho su, la soma.